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Diverso da chi?

Il 2,4% della popolazione italiana nel 2011 si è dichiarato omosessuale o bisessuale.
Tuttavia, i dati raccolti dall’ISTAT risentono dell’elevata percentuale di coloro che non si sono espressi o espressi chiaramente. Si dichiarano omosessuali più gli uomini (2,6%) che le donne (2,2%), più nel Nord (3,1%) che nel Centro (2,1%) o nel Sud (1,6%), più i giovani (3,2%) che le persone di 35-44 anni e di 55-64 anni (2,7%).

Una percentuale ridotta ha parlato con la madre (21,2%) o col padre (24%) della propria omosessualità/bisessualità; maggiore complicità vi è con i fratelli (45,9%) e con gli amici (46,1%); minore apertura si ha nei confronti dei colleghi di lavoro (35,8%). Il 40,3% degli omosessuali/bisessuali ha dichiarato di essere stato discriminato a scuola/università (24%) o mentre cercava lavoro (29,5%) o mentre lavorava (22,1%), a fronte di una percentuale del 27,9% rilevata tra gli eterosessuali (e rispettivamente pari a 14,2%, 31,3% e 12,7% nelle tre situazioni distinte). Il 10,2% degli omosessuali/bisessuali che ha cercato una casa ha subito discriminazioni, così come il 14,3% nei rapporti con i vicini, il 10,2% nel rivolgersi ad un servizio sanitario e il 12,4% in locali, uffici pubblici o mezzi di trasporto. Oltre il 13% si è dovuto trasferire in un’altra zona o in un altro comune per poter vivere più tranquillamente la propria omosessualità/bisessualità. Tra quanti non l’hanno fatto, il 19,6% ha comunque pensato di farlo.  Complessivamente, se si considerano tutti i diversi ambiti in cui la discriminazione può avere luogo, il 53,7% dei rispondenti omosessuali/bisessuali è stato discriminato nel corso della propria vita in almeno uno dei contesti analizzati. Il 61,3% degli intervistati ritiene che in Italia gli omosessuali subiscano delle discriminazioni: il 49,6% ritiene che gli omosessuali abbiano meno opportunità degli altri di trovare un lavoro e il 55% di ottenere una promozione a parità di capacità e titoli. La stragrande maggioranza degli intervistati ritiene che sia poco o per niente giustificabile che un lavoratore sia trattato meno bene dei colleghi (96%), che un datore di lavoro non assuma un dipendente con le qualifiche richieste (92,3%), oppure che un proprietario non dia in affitto una casa a qualcuno (92%) solo “perché omosessuale” e questo vale anche per i transessuali. Traspare, però, un atteggiamento politically correct che non è sostenuto se si scende dal generale al particolare. Infatti, è poco o per niente accettabile avere un collega o un superiore o un amico omosessuale per un quinto dei rispondenti.

Se poi si considerano i ruoli pubblici, a ritenere poco o per niente accettabile “che un politico sia omosessuale” è il 24,8% degli intervistati, si arriva al 28,1% nel caso di un medico. Ben il 41,4% dei rispondenti ritiene che sia poco (17,9%) o per niente accettabile (23,5%) che un insegnante di scuola elementare sia omosessuale. Il 17,2% dei rispondenti indica la categoria degli omosessuali tra quelle che non vorrebbe avere come vicini di casa, valore che sale al 30,5% per la categoria delle persone transessuali. Tant’è vero che il 55,9% degli intervistati ritiene che se gli omosessuali vivessero la loro condizione con maggiore discrezione sarebbe più semplice la loro accettazione: a riprova di ciò, il 94,2% ritiene che scambiarsi effusioni in pubblico sia un comportamento accettabile da parte di una coppia eterosessuale, ma se la coppia è formata da due persone dello stesso sesso, indifferentemente che siano donne o uomini, la percentuale si dimezza, scendendo drasticamente al 45% nel primo caso e al 47,6% nel secondo.

Questo risultato contrasta col fatto che il 59,1% degli intervistati ritenga accettabile che un uomo abbia una relazione affettiva e sessuale con un altro uomo o che una donna abbia una relazione affettiva e sessuale con un’altra donna (59,5%). Il 62,8% ritiene che le coppie omosessuali conviventi debbano avere gli stessi diritti delle coppie sposate, ma solo il 43,9% si dichiara a favore del matrimonio e solo il 19,4% si dichiara a favore delle adozioni da parte di coppie omosessuali. Le donne risultano più aperte e tolleranti degli uomini; i giovani, soprattutto se donne, lo sono più delle persone più grandi d’età.

di Vania Statzu
ISSN: 2281-6720
Promozione e Indagini Sociali [online] n.02/2013

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