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Il cercatore di dati

In Italia dovrebbe essere annoverata una nuova professione: lo scovatore di dati.
Già, perché anche se siamo in un epoca in cui tutti sanno tutto di tutti, un’epoca nella quale la rete rende tutti accessibili a tutti quando avete necessità di un dato quasi sicuramente non lo troverete. Soprattutto se vivete in Italia.
In genere il labirintico percorso procede per tappe.

La prima tappa è capire se il dato di cui avete bisogno esiste realmente: sembra strano eppure ci sono fenomeni che sfuggono al monitoraggio, soprattutto se cercate un dato a livello provinciale o comunale. Tuttavia, quanto più specifico è un tema tanto più avrete difficoltà a ricostruirlo talvolta anche a livello regionale o nazionale.

Seconda tappa: siete stati sfortunati. A questo punto dovrete cercare un altro dato – ammesso che esista – e ricominciare daccapo. Se invece siete stati fortunati e il dato esiste a questo punto dovete capire chi lo possiede.

Terza tappa: avete capito chi lo possiede. A questo punto è necessario capire se il proprietario del dato è consapevole di averlo: se non lo è, sostanzialmente è perché non ha mai considerato le informazioni che gli arrivano come dei dati e quindi non li ha mai raccolti, classificati, catalogati e conservati. Se vi trovate in questa situazione potete solo sperare che chi avete davanti, dopo aver verificato che non lederete alcun segreto di stato o industriale né tanto meno la sacrosanta privacy, vi dia accesso alla mole di informazioni in suo possesso e vi permetta di raccoglierla, classificarla, catalogarla e conservarla.

Ammettiamo, invece, che chi ha il dato sia consapevole di esserne il detentore: a questo punto bisogna capire quanto è pubblico questo dato e quindi quanto è tenuto a darvelo. Se è privato, potete sperare che trovi qualche interesse nella vostra ricerca: in caso contrario non ve lo darà mai. Non vi preoccupate, anche se fosse pubblicissimo potrebbe non volervelo dare e addurre milioni di motivazioni per rendere l’acquisizione un tormento.

Quarta tappa: sapete che il vostro dato esiste, sapete chi lo detiene e questo è disponibilissimo a fornirvelo. Non gioite, perché non sapete ancora cosa vi aspetta. Nessuno, infatti, vi ha raccontato in quali condizioni è conservato il dato. Rimane ancora da capire se è classificato e se è classificato correttamente; se è catalogato e se lo è correttamente; e soprattutto come è conservato. Esistono montagne di dati conservate su supporto cartaceo e non sempre catalogato e conservato. Quand’anche dopo ricerche in angusti anfratti riusciste a trovare il faldone di vostro interesse, potreste scoprire che oramai l’inchiostro è scolorito o al peggio mangiato da topi e pesciolini d’argento. Oppure scoprire che i dati sono stati salvati su formato elettronico: su un bel dischetto con un file di un programma fatto ad hoc per quell’ente: ovviamente il tutto è così vetusto che è incompatibile con qualunque cosa.

Chi scrive questo pamphlet non ha fatto altro che raccontarvi la sua esperienza. I dati mangiati dai topi li ha visti di persona, così come tutto il resto. La peggiore è stata la volta che un committente leggendo sul sito di certo ente che erano disponibili i dati da lui tanto attesi, acquistò un intero database: quando lo analizzammo scoprimmo che quei dati venivano raccolti ma non venivano resi disponibili. Il motivo? Dopo una telefonata che ha attraversato la bellezza di sei uffici non lo abbiamo scoperto.

Non sempre è così: a volte capita anche che abbiate bisogno di un dato che è comodissimamente disponibile sul web in formato Excel o Pdf o che dobbiate chiedere i dati a persone cortesi e preparate che vi inviano via email i dati che volete un paio d’ore dopo la richiesta. Il più delle volte, però, avere dei dati in Italia è difficilissimo: esistono pochissime serie storiche tabulate di dati a livello comunale e provinciale. È praticamente impossibile avere a livello comunale dati che non siano a livello censuario; ogni volta che si ha bisogno di un indicatore di ricchezza ci si arrabatta tra stime del valore aggiunto e dati relativi all’imponibile IRPEF, in assenza di una stima del PIL comunale.

L’unica speranza sono i sempre più numerosi esempi di Open Data ma soprattutto la buona volontà di chi certosinamente raccoglie, cataloga, classifica e conserva i dati che ha disposizione.

 

di Vania Statzu
ISSN: 2281-6720
Promozione e Indagini Sociali [online] n.03/2013

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