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Il futuro della statistica

“Le previsioni sono estremamente difficili. Specialmente sul futuro”. Così diceva 
Niels Bohr premio Nobel per la fisica nel 1922. E anche se la statistica è in grado di formulare delle ipotesi, più o meno probabili, sui possibili sviluppi di un dato fenomeno, prevedere il futuro della figura professionale dello statistico nel sistema economico e occupazionale è un compito che va al di la dei modelli di calcolo previsionale.

Lo scorso 10 Giugno, si sono cimentati in quest’ardua impresa i massimi studiosi di analisi statistica, impegnati da anni nella definizione del ruolo degli statistici professionali nel mercato e nella costruzione di un sistema di tutela e promozione della professione.

Il workshop, organizzato dalla SIS (Società Italiana di Statistica), ha convogliato all’Università la Sapienza di Roma, Docenti e ricercatori universitari, rappresentanti delle istituzioni e dei centri di ricerca, studenti della facoltà di scienze statistiche e materie affini,

giovani che svolgono già da tempo la professione o che cercano inserirsi ora nel mercato del lavoro. Ognuno con le proprie esperienze e opinioni personali sullo scenario attuale e sulle strategie vincenti per disegnare uno spazio ben definito per tutti coloro che studiano e si occupano di statistica metodologica e applicata ai più vari ambiti e settori.

Il workshop

La questione fondamentale emersa dall’intervento di Luigi Fabbris e Sara Frau, è la difficoltà di identificare con chiarezza la professione dello statistico e l’ambito applicativo della statistica nell’immaginario collettivo. “Ma, insomma, che cosa fa lo statistico?” questa frase, che chi si definisce statistico avrà sentito chiedersi mille volte, riassume brevemente le difficoltà di inserimento lavorativo e la scarsa diffusione della cultura statistica nel sistema produttivo. E’ questo il primo ostacolo da superare per creare uno spazio di mercato alle discipline statistiche e costruire una professionalità accreditata e consolidata. Ma il carattere della trasversalità e della multidisciplinarità che contraddistingue la statistica impone un approccio aperto a professionisti provenienti da diversi percorsi si formazione e lavoro.

La proposta della SIS per la costituzione di un albo professionale degli statistici parte proprio da questo presupposto. Il progetto illustrato da Luigi Pieri e Stella Iezzi pone le basi per un accreditamento della professionalità degli statistici basato non solo sul titolo di studi ma anche sulle referenze dei datori di lavoro, sulle pubblicazioni scientifiche, sul rispetto di un codice etico e deontologico della professione e soprattutto sulla formazione continua, tanto che prevede una durata massima di 5 anni al termine dei quali il rinnovo sarà valutato da una commissione stabile tenuta a motivare l’eventuale diniego e suggerire strategie per acquisire i requisiti per l’accreditamento.

 

Un progetto ambizioso, che prende spunto anche dalle esperienze europee e dalla American Statistical Association, e che si scontra con diverse opinioni e ipotesi di intervento. Prima fra tutte la validità e il peso dell’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione in discipline statistiche, attivo tutt’oggi anche se del tutto sottovalutato al lato pratico, e che dovrà necessariamente essere inquadrato e gestito durante la fase di definizione dei requisiti per l’accreditamento.

In working progress c’è inoltre la proposta di affidare all’albo un ruolo di garante o autority della professione, e come ha sottolineato Maurizio Vichi presidente della neonata FenStats (Federazione Europea delle Società Nazionali di Statistica) la necessità di fissare delle regole anche per l’esercizio della statistica privata.

Alcuni spunti particolarmente interessanti, inoltre, sono forniti dalle possibilità di sviluppo di dinamiche associative oltre che fra i singoli professionisti anche fra centri di ricerca e organismi pubblici e provati che operano nel campo delle scienze statistiche. La Federazione Europea delle Società Nazionali di Statistica rappresenta un primo importante passo in questo senso, e si propone a livello europeo come agenzia di promozione di sistemi di attività di collaborazione finalizzate ad aumentare la  diffusione e impatto scientifico della ricerca.

Su questa falsa riga si potrebbe pensare a una rete di centri studi, anche a livello nazionale, intenzionati a cooperare per produrre e divulgare i risultati della ricerca statistica nei più disparati ambiti di applicazione.

Un occhio di riguardo va dedicato inoltre alle “nuove professioni” che si stanno sviluppando in seno all’analisi statistica, fra cui il gettonatissimo data journalism e ed il riuso dei big data provenienti dal web. Temi in evidenza non solo per quanto riguarda il sistema di accreditamento della professione ma anche per il futuro della statistica come disciplina complementare allo sviluppo economico e sociale del Paese.

 

di Sara Frau
ISSN: 2281-6720
Promozione e Indagini Sociali [online] n.03/2013

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