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Rivista Proeis numero 1

 

 

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Si lo voglio, ma non nel mio cortile!

Si tratta di un fenomeno piuttosto comune, e probabilmente lo avete sperimentato in forma più o meno diretta anche voi, o un vostro familiare, conoscente, amico: siamo abituati alla rassicurante quotidianità del nostro quartiere, alla tranquillità del vicinato, alla dirimpettaia con cui scambiamo quattro chiacchiere, al vicino che educatamente ignoriamo, al giornalaio di sempre, al panificio sotto casa, alla spesa della settimana nel supermercato all’angolo… poi all’improvviso arriva la notizia di un nuovo progetto urbanistico, proprio lì, proprio nel nostro quartiere, vicino a casa nostra: una grande via di comunicazione, un cimitero, una centrale elettrica, un deposito di sostanze pericolose, un impianto per lo smaltimento dei rifiuti, un ripetitore per la telefonia mobile o incluso un carcere.

Probabilmente si tratta di un progetto utile per lo sviluppo della zona: possibilmente creerà posti di lavoro, e produrrà un miglioramento economico, o un progresso tecnologico. Oppure semplicemente si tratta di una infrastruttura che noi stessi riconosciamo come necessaria. Però sicuramente avrà un impatto considerevole sul territorio e trasformerà l’ambiente che ci circonda, forse sarà addirittura pericoloso dal punto di vista ambientale, o forse sarà semplicemente “scomodo” … e noi non lo vogliamo proprio lì, proprio nel nostro cortile. Not In My Back Yard, non nel mio cortile, appunto, così o meglio con l’acronimo inglese NIMBY si indica la reazione che i cittadini possono avere nei confronti dell’installazione di certe attività o strutture nel loro intorno più immediato.

 

Per saperne di più scarica qui l'Approfondimento sul NIMBY a cura di Elena Venuti 

 

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