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Città e territorio. La misurazione della competitività

Attualmente, la competitività in ambito socio-economico ha come unità di riferimento non gli Stati, bensì le città. La dimensione dello sviluppo economico è urbana. È infatti nelle città e nelle aree e regioni metropolitane più importanti che si gioca la partita della concorrenza tra differenti sistemi economici.

Da sempre la città è motore del territorio, sede della produzione, prima industriale, poi terziaria, sino alla new economy e all’economia della conoscenza. Le aree urbane generano allo stesso tempo domanda e offerta su differenti mercati e adottano strategie mirate alla soddisfazione delle proprie esigenze: consumo, crescita, successo. La gestione strategica della città viene portata avanti tramite il marketing urbano, strumento che, applicato allo progettazione e diffusione dei servizi urbani, è fondamentale per la promozione dell’immagine della città e l’attrazione quindi di nuovi clienti-utenti. La città è un attore con personalità forte, dal quale le policies a livello regionale, nazionale e internazionale non possono prescindere. 

 

Cosa misurare

La gestione della città si sta orientando in misura crescente verso il carattere “strategico” e quindi trasversale rispetto ad ambiti differenti. Varie amministrazioni municipali e locali stanno prendendo coscienza del fatto che la concorrenza tra aree urbane si gioca su più dimensioni, spesso complementari e concatenate tra loro.

Vediamo quindi quali sono i fattori principali attraverso i quali misurare e valutare la competitività tra città e regioni metropolitane:

- Istituzioni
Questa dimensione comprende aspetti quali l’efficienza della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici, la governance, il livello di partecipazione e la soddisfazione dei cittadini.

- Conoscenza
Una parte importante della competizione tra città si gioca nell’ambito della conoscenza e dell’economia della conoscenza. Oltre al livello medio di educazione della popolazione, è importante disporre di un capitale umano di alto livello, sia attraverso la “produzione” di questo, sia attraverso la capacità di attrarlo dall’esterno. Oltre all’educazione e alla formazione sono importanti le strategie e politiche di promozione della ricerca e l’innovazione.

- Economia
È importante il livello di attrattività della città per le attività produttive e il business in generale. Questo dipende da fattori quali la facilità di accesso ai mercati (nazionali e internazionali) la presenza di personale qualificato, la disponibilità e il costo di spazi per uffici. Le caratteristiche del mercato del lavoro e del sistema produttivo locale sono altri aspetti da considerarsi.

 - Qualità della vita
Fattori quali ambiente, salute, sicurezza, costo della vita, disponibilità di spazi e attività per il tempo libero concorrono nel determinare il livello di qualità della vita della città, incidendo sulla sua attrattività sia in ambito turistico che in termini di capitale umano.

- Insfrastrutture e Accessibilità
La presenza di un’efficiente rete di comunicazione è un fattore basico per la crescita economica del territorio. La qualità delle infrastrutture di trasporto urbano ed extraurbano, così come la presenza diffusa di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono aspetti spesso fondamentali nella scelta di collocazione delle proprie attività da parte delle imprese. 

- Diversità culturale
La presenza di gruppi sociali che si differenziano etnicamente, per nazionalità e in generale culturalmente facilita lo sviluppo di una dimensione internazionale attraverso l’attrazione di imprese e genti straniere così come la produzione di idee innovative.

- Scala urbana
Spesso la dimensione della città è un importante fattore di attrazione sia per le imprese che per i lavoratori. In una grande città la varietà di lavori disponibili è maggiore, così come la disponibilità di un bacino di capitale umano specializzato.

- Uguaglianza sociale
La riduzione della diseguaglianza e quindi il rafforzamento della coesione sociale è alla base di una crescita sostenibile ed equilibrata.

 

Esempi di stima del livello di competitività delle città e regioni metropolitane

Segnaliamo alcune tra le più significative esperienze di misurazione delle performance locali, a livello urbano o su dimensioni più ampie.

 - European Cities Monitor (ECM)
È uno studio realizzato annualmente, a partire dal 1990, dalla Cushman & Wakefield, società di servizi immobiliari, basato sulle opinioni delle aziende riguardo l'attrattività di 36 città europee. L’obiettivo è quello di fornire una panoramica dei giudizi che le imprese danno riguardo a alle città Europee e come queste percezioni varino nel tempo. Il risultato è la misurazione del livello di attrattività delle città nei confronti delle aziende, o detto in altre parole, l’individuazione delle migliori città nelle quali collocare le proprie attività di business. Vengono condotte 501 interviste a un campione delle maggiori imprese di nove paesi europei, nelle quali viene richiesto agli intervistati di indicare le migliori città dove collocare le proprie attività. Il giudizio degli intervistati è espresso secondo vari parametri, tra i quali l’accesso ai mercati, la disponibilità e il costo del personale qualificato, la disponibilità di spazi per uffici, la qualità dei trasporti e delle telecomunicazioni, la qualità della vita e l’ambiente. Viene stilata una classifica sia per singolo indicatore che una generale. Nonostante lo studio sia chiaramente orientato a una valutazione in chiave economica dell’operato delle città, sono presenti anche indicatori a carattere sociale.

- EU Regional Competitiveness Index (RCI)
Elaborato dalla Commissione dell’Unione Europea e calcolato per tutte le regioni NUTS 2  dei 27 paesi membri, quest’indice misura la capacità di offrire un ambiente dove vivere e lavorare attraente e sostenibile, sia per le imprese che per i residenti. L’Indice di Competitività Regionale UE combina gli indicatori legati al successo commerciale con quelli relativi al benessere personale.
Le dimensioni considerate per costruire l’indice sono raggruppate in tre ambiti:

1) Base. Comprende le “fondamenta” dello sviluppo della capacità competitiva: istituzioni, stabilità macroeconomica, infrastrutture, salute, educazione primaria e secondaria.

2) Efficienza. Si focalizza sul capitale umano e le caratteristiche dei mercati: educazione universitaria, formazione e apprendimento permanente, efficienza del mercato del lavoro, dimensioni del mercato.

3) Innovazione. Considera gli ambiti relazionati con l’economia della conoscenza: preparazione tecnologica, sofisticazione imprenditoriale, innovazione.

L’obiettivo è misurare la capacità di una regione di offrire un ambiente attraente, sia nel breve che nel lungo termine. Come confermano i risultati, le prestazioni di una regione in chiave competitiva sono legate alla presenza di città importanti e con strategie innovative dal punto di vista socioeconomico.

 

- Benchmarking urbano attraverso le Self-Organizing Maps (SOM)
Si tratta di un metodo proposto da tre ricercatori (D. Arribas-Bel1, K. Kourtit2, P. Nijkamp3),  il quale fornisce una mappatura delle differenze di performances competitive nell’ambito di un insieme preselezionato di grandi città, offrendo una analisi di benchmarking gerarchica di queste città sulla base di uno studio comparativo del loro “potere” socio-economico, esercitato e/o percepito dai diversi gruppi di soggetti urbani portatori di interessi (stakeholders). I risultati sono presentati e interpretati attraverso una classifica di riferimento delle varie città. Gli ambiti considerati sono: economia, ricerca e sviluppo, intercambio culturale, vivibilità, ambiente e accessibilità.
L’analisi è condotta tramite l’utilizzo delle Self-Organizing Maps4, che permette di rappresentare le differenze e somiglianze tra le città in esame in uno spazio multidimensionale.

 

Alla ricerca del dato

All’importanza della possibilità di valutare la situazione e l’operato delle città si affianca la necessità di disporre di dati relativi ai vari ambiti considerati, disaggregati sino al livello municipale. Risulta inoltre più difficile valutare la competitività di aree urbane di medie e piccole dimensioni: la probabilità di disporre di informazioni utili a tale scopo diminuisce con il ridursi delle dimensioni della città considerata. In questi casi, spesso, molti dati non sono disponibili o non sono comunque aggiornati periodicamente. Altre volte magari la stessa amministrazione è in possesso dei dati ma per mancanza di coscienza dell’importanza di questi, disorganizzazione, incapacità o altro, non li sistematizza e valorizza. Alla luce di ciò, e del fatto che probabilmente la valutazione della competitività delle aree urbane si debba basare, a seconda delle dimensioni delle città considerate, su alcuni indicatori piuttosto che su altri, appare chiara la necessità di dotare l’amministratore locale di un supporto informativo esterno di raccolta ed elaborazione dati, continuamente aggiornato, che permetta la valutazione del proprio operato alla luce del confronto continuo con altre realtà.

 

Per saperne di più:
Arribas-Bel a, D., Kourtit b, K., Nijkamp P., “Benchmarking of world cities through Self-Organizing Maps”, Cities 31 (2013) 248–257 http://www.journals.elsevier.com/cities

Van Winden, W., van den Berg, L., 2004. Cities in the Knowledge Economy: New Governance Challenges. EURICUR Strike Report. http://www.eukn.org/

 European Cities Monitor: http://www.europeancitiesmonitor.eu/

EU Regional Competitiveness Index: http://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docgener/work/2011_02_competitiveness.pdf

Nomenclatura delle Unità Territoriali Statistiche: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/nuts_nomenclature/introduction

 

di Riccardo Piras
ISSN: 2281-6720
Promozione e Indagini Sociali [online] n.04/2013

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