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Possibilità commerciali dei prodotti agroalimentari di montagna attraverso il turismo: un’analisi del progetto euromarc*

In latino mons significa montagna. Da un punto di vista geomorfologico le montagne sono elevazioni del terreno superiori a 700 metri sopra il livello del mare. Tuttavia, il significato di montagna per l’essere umano è molto più ampio e in alcuni casi complesso, perchè la montagna è cultura, lavoro, tradizione. Vari attributi potrebbero classificarla. I processi di transazione delle popolazioni dalla campagna alla città durante gli ultimi secoli, dovuti principalmente all’industrializzazione e all’agroinsdiustrializzazione, hanno generato, insieme alla concentrazione della popolazione in aree urbane, lo spopolamento delle zone di montagna e delle aree rurali in generale.

Soprattutto in Europa, un ampio gruppo di esperti e accademici ha dedicato i suoi sforzi a studiare e capire la montagna secondo differenti dimensioni e approcci. Non è pertanto obiettivo di questo articolo approfondire i processi all’origine dei cambi che hanno interessato la montagna con il trascorrere del tempo.

Il principale obiettivo di questo documento è, considerando il caso della Catalogna, analizzare le possibilità reali di commercializzazione dei prodotti di montagna attraverso una strategia di diversificazione delle aree rurali quale il turismo.
L’analisi si sviluppa considerando come modello di riferimento le linee guida del progetto dell’Unione Europea denominato EuroMARC[1], realizzato tra il 2007 e il 2010. Si cerca inoltre con il presente articolo di verificare la portata e l’applicabilità del progetto EuroMARC e delle linee politiche europee, relativamente alle aree di montagna, a partire da un caso studio costituito dalle comarche[2] dei Pirenei catalani, non interessate dal progetto ma che per condizioni fisiche, sociali ed economiche possono considerarsi aree di montagna con potenziale di commercializzazione dei prodotti agroalimentari mediante il turismo.

I risultati del progetto EuroMARC, nel quale si sono studiate per la prima volta le percezioni dei consumatori riguardo i prodotti di montagna, così come la distinzione tra prodotti di montagna e prodotti di montagna di qualità, rappresentano le basi per stabilire le possibilità reali di commercializzazione dei prodotti di montagna agroalimentari della montagna catalana che fanno parte di strategie pubbliche e private relativamente alla gastronomia, ai prodotti locali e al turismo di questa regione.

L’analisi si giustifica nella misura in cui si cercherà di spiegare le principali caratteristiche dei prodotti e le sfide che devono affrontare i produttori in quanto attori coinvolti nella catena di fornitura e commercializzazione dei propri  prodotti. Il ricorso al turismo apre un ampio ventaglio di possibilità di successo.

 

Metodologia e area di studio

La metodologia utilizzata, a parte la consultazione della letteratura relativa al progetto e allo sviluppo di aree rurali in generale, è costituita dalla somministrazione di 32 questionari e dall’osservazione diretta dei produttori del marchio turistico[3] “Pirenei” in quanto attori impegnati nella produzione e vendita dei prodotti agrolimentari. La base dati dalla quale è stato estratto il campione corrisponde a quella generata dalla strategia del Governo Catalano nell’ambito della promozione di prodotti agroalimentari catalani denominata “Gastroteca”[4].     

Il marchio turistico Pirenei raggruppa nove comarche ed è stato creato nel 2003 con l’obiettivo di intensificare il turismo nelle zone interiori della Catalogna e migliorare i meccanismi di coordinazione tra le differenti entità che operano in quet’area. Le nove comarche si estendono su una superficie di 9.020 Km2 e possiedono una popolazione di 203.888 abitanti. Il marchio Pirenei conta sul numero più alto di stabilimenti dedicati al turismo rurale, con un totale di 806 (39,7%) sui 2.029 registrati in tutta la Catalogna ed è il secondo marchio per numero di camping, con un totale di 101 (27,9%) rispetto ai 362 registrati in Catalogna. In quest’area si registra maggior numero di viaggiatori e pernottamenti in stabilimenti rurali di tutta la Catalogna, rispettivamente il 45,8% e il 48% nel 2012.[5]

 

La montagna come parte integrale delle aree rurali: il vincolo con il turismo

Per parlare della montagna è necessario parlare in primo luogo delle aree rurali, dato che fanno parte dello stesso paesaggio. Pertanto, le caratteristiche e differenti trasformazioni delle aree di montagna in Europa non possono essere comprese se non si relazionano con le aree rurali e la loro miltifunzionalità, concetto che, secondo Wiggering et al. (2003), è stato sviluppato come un contesto macro per lo sviluppo rurale, permettendo all’agricoltura di fronteggiare le sfide del post-produttivismo. Una delle linee attualmente più avanzate, derivante dalla multifunzionalità delle aree rurali intese come ambito di offerta di servizi, è quella rappresentata dall’attività turistica.

Secondo Shaw e Williams (1994) le aree rurali sono socialmente intese como un’area di svago e turismo nelle società moderne. La variazione spaziale nell’uso delle aree rurali è legata anche ad una questione di accessibilità. Clawson e Knetsch (Citati da Shaw e Williams, 1994) considerano l’esistenza di tre tipi di zone di ricreazione culturale. Il primo corrisponde alle aree accessibili d’uso orientate, il secondo è costituito dalle aree basate su risorse relativamente scarse, ma comunque con caratteristiche fisiche inaccessibili e il terzo comprende aree intermedie tra il primo e il secondo tipo. L’accesso non dipende unicamente dalla semplice distanza e la domanda effettiva non coincide con quella latente. In realtà l’accessibilità è socialmente condizionata. Tuttavia, tali aspetti fanno sì che in località periferiche con difficile accessibilità como le aree di montagna lo sviluppo del turismo sia più marcato (Bessière, 1998).

Secondo Bessière (1998) le aree rurali sperimentano attualmente un incremento nel quale sono viste come luoghi di intrattenimento, per svolgere attività di svago, di seconda residenza e come un’area residenziale urbana alternativa, nella quale lo sviluppo di queste aree è strettamente legato alla ridefinizione di un’identità rurale e locale.

Lozato (1990; 87) ricorda come negli anni ottanta le attività ricreative come il turismo rurale o il turismo verde si caratterizzavano per un uso dello spazio rurale sempre più orientato alle vacanze e allo svago. Secondo l’autore, ciò era dovuto “a un certo capriccio della gente della città che consisteva nel soggiorno in ambito rurale”. Aspetti, questi, relazionati con ciò che si puiò definire come il legame familiare alla terra di numerosi cittadini originari della campagna e definiti da Callizo (1991) “miti dello spazio”.

Secondo Urry (1990) questo interesse per le aree rurali come località turistiche caratterizza le società postmoderne. L’attrazione per le aree rurali deriverebbe in parte dalla disillusione generata dalla modernità in particolare dal tentativo di operare una ricostruzione globale di paesi e città nel dopoguerra. La campagna è immaginata (dai turisti) come un luogo che incarna, tra gli altri aspetti, un’architettura pittoresca, l’assenza di pianificazione, un sistema si sentieri labirintici e le virtù della tradizione. La campagna è attrattiva secondo la prospettiva del visitatore, in particolare perchè questi possiede un’idea di paesaggio.

Il mercato del turismo in aree rurali è oggi protagonista di una forte crescita. Secondo Shaw e Williams (1994) dal lato della domanda è alimentato dalla crescita del mercato delle “vacanze brevi” o short-breaks, così come dalla richiesta di nuove attività da svolgere in vacanza e dall’aumento del numero di consumatori critici che cercano un’alternativa al turismo di massa.

Per quanto concerne le origini del turismo di montagna, secondo il report “Migliorare l’attrattività delle aree rurali attraverso il turismo”,sviluppato nell’ambito del progetto Euromontaña (2009), sono piuttosto antiche e le differenti pratiche ad esso associate hanno cambiato durante gli utlimi 200 anni. Tuttavia, si distinguono due tendenze storiche del turismo di montagna in Europa Debarbieux (2005):

1. Nel XVIII secolo la montagna è considerata un luogo speciale dove le persone pensano alla natura come un bene dal punto di vista contemplativo piuttosto che ecologico e orientato alla protezione delle risorse naturali.

2. Nel XIX secolo il turismo di montagna rafforza la sua connotazione di turismo estivo, il concetto di montagna come “riserva salubre” emerge a partire dal momento in cui la gente si dirige alla montagna per “respirare aria fresca”, “riposarsi” o “allontanarsi dalla città e dai suoi problemi”. La salute, quindi, come motivo per praticare il turismo di montagna.

Il cambiamento nella percezione delle distanze e del tempo disponibile –il modello di turismo di montagna era basato sull’idea di “viaggio” per trascorrere le “vacanze invernali” nel XIX secolo- insieme all’aumento di disponibilità di tempo dal lato della domanda, rendono possibile, secondo Pascal et al. (2010), la realizzazione di “soggiorni brevi” in numero maggiore durante l’anno da parte dei turisti, piuttosto che un unico soggiorno in occasione delle tradizionali vacanze “sole e mare” o invernali. La montagna oggi non è più pensata come area rurale con caratteristiche topografiche specifiche ma è considerata un prodotto turistico (Pasca et al., 2010; 11).

Vari studiosi avevano pronosticato una particolare crescita del turismo in questo segmento di mercato, in quanto parte dei cambiamenti in seno alla domanda del consumatore che prende le distanze dal turismo di massa. Secondo Hjalaguer (1996), nell’ambito della Comunità Europea il turismo rurale[6] è considerato cruciale. Sono state quindi portate avanti politiche indirizzate a implementarlo, per esempio attraverso l’Obiettivo 5b, avviato nel 1994 da parte dell’Unione Europea, e i programmi LEADER.

L’Obiettivo 5b era orientato alla diversificazione agricola, agli investimenti pubblici nelle infrastrutture turistiche e alla formazione. L’Unione Europea finanziò, per esempio, campi da tennis, tour guidati in aree rurali, maneggi, l’apertura di negozi nelle fattorie per la vendita dei prodotti, fattorie museo, caffè, la ristrutturazione di case rurali ai fini di ricavarne alloggi, campeggi.

Tali azioni rispondono al carattere multifunzionale delle aree rurali e alle opportunità legate allo sviluppo locale e territoriale in generale, seguendo la definizione di Knickel & Renting (2000), secondo i quali lo sviluppo locale consiste in un’ampia varietà di nuove attività quali la produzione di alta qualità, specifici prodotti regionali, l’agriturismo e lo sviluppo di filiere corte.

Considerando quanto affermato sopra, si può quindi sostenere che lo sviluppo del turismo in aree rurali, e all’interno di queste nelle aree di montagna, è il risultato da una parte di cambiamenti lato domanda e, dall’altra, di politiche europee che durante gli anni novanta hanno propeso per la multifunzionalità di tali aree come parte delle soluzioni percorribili per contribuire allo sviluppo territoriale. In seguito si presenta la relazione tra aree rurali e di montagna e il nuovo fenomeno rappresentato dal turismo alimentare o enogastronomico.  

 

Il vincolo tra montagna e prodotti gastronomici
La commercializzazione dei prodotti di montagna può trovare una nicchia di mercato attraverso nuove modalità turistiche focalizzate sugli alimenti; una di queste è rappresentata dal turismo enogastronomico[7]. Una caratterizzazione generale di questi prodotti può dunque contribuire a creare le linee guida per una loro corretta commercializzazione

Per Bèssiere (1998) la gastronomia è una componente del patrimonio del turismo rurale. Ciò porta a considerare lo spazio rurale come un luogo nel quale compensare l’identità perduta. La gastronomia è una componente fondamentale per il turista: il mangiare è parte integrante delle nostre vacanze e il turismo rurale può costituire una riappropriazione della storia in termini di abitudini alimentari, le quali sono alla base dell’identità collettiva.

La grande distanza che si è interposta tra produttore e consumatore (Bèssiere, 1998), risultato dell’agroindustrializzazione, ha richiesto un investimento nella conoscenza dei prodotti alimentari, e quindi alla crescita della popolarità del “tocco rurale”, così definito da Bèssiere, e dei prodotti “naturali”. Sempre secondo Bèssiere, l’aumento della diffidenza verso i prodotti agroindustriali coincide con i reali o presunti effetti collaterali dei coloranti e dei processi di trasformazione chimica degli alimentari.

Un altro risultato del produttivismo e dell’industrializzazione delle aree rurali è il crescente apprezzamento per le relazioni di prossimità e confidenza tra produttore e consumatore (Ilbery e Kneafsey, 1998; Maye e Ilbery, 2006; Kirwan, 2006), che ha prodotto la riapparizione delle filiere corte di fornitura e commercializzazione dei prodotti agroalimentari che caratterizzano l’esperienza endogastronomica come fenomeno turistico, il quale è solitamente praticato, nel caso della Catalogna, in aree rurali e di montagna.

Tuttavia, la commercializzazione di prodotti come gastronomici, in aree tanto rurali come urbane, è il risultato di un cambio economico nell’era post-produttivista relazionata con gli alimenti che sono un “campo nel quale la qualità può essere più importante della quantità della produzione” (Holloway & Kneafsey, 2000; 296).

I prodotti commercializzati con la denominazione di “prodotti gastronomici” sono solotamente denominati, tanto nel caso dell’offerta come in quello della domanda, come prodotti “di qualità”. Questo aggettivo che frequentemente accompagna i prodotti locali, tradizionali, artigianali, gourmet o delikatessen, può riassumersi in molti casi in prodotti speciali o specialità di prodotti alimentari. Risulta piuttosto complesso stabilire una definizione chiara e più o meno precisa, non solo per il tentativo di incudervi tutti i termini sopra menzionati, ma anche perchè non esiste un consenso da parte dei differenti attori coinvolti nelle diverse tappe del processo di produzione e/o distribuzione così come da parte degli stessi consumatori.

Lavori come quello di Ilbery e Kneafsey (1998) fanno riferimento alla complessa nozione di qualità, il cui significato è socialmente costruito e varia a seconda dei differenti contesti socioculturali. Nonostante ciò, gli autori sostengano che i prodotti “di qualità” si possono definire in termini di associazione (il vincolo con il luogo d’origine), specifiche (materie prime, ricette o metodi di produzione), attrazione (sapore, struttura, aspetto o presentazione) e certificazione (“qualità”, marca o etichetta). Per giungere a tali conclusioni gli autori ricordano che quando si concettualizza la qualità in ambito alimentare questa implica un insieme di attori che va dal produttore sino al consumatore.

Gli attori in questione adottano differenti prospettive riguardo la qualità e come questa può essere misurata. Le istituzioni che regolano la produzione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari possono per esempio focalizzarsi con i cosiddetti “indicatori obiettivo”, come quelli relazionati con le condizioni sanitarie, i quali variano secondo le pressioni politiche ed economiche, la comprensione e cultura scientifica e il contesto culturale. Il consumatore può essere maggiormente interessato agli “indicatori soggettivi di qualità”, mentre ancora i produttori possono porre enfasi sulle materie prime e i metodi di produzione (Ilbery e Kneafsey, 1998).

In accordo con i risultati del progetto EuroMARC e con lo studio con esso relazionato, la conclusione è che i prodotti agroalimentari di qualità provenienti dalla montagna possiedono caratteristiche specifiche rispetto ad altri prodotti. Tali caratteristiche derivano dal metodo di produzione e/o dalla materia prima utilizzata.

Secondo la percezione dei consumatori, oggetto di tale ricerca, i Prodotti Alimentari di Montagna di Qualità (Productos Alimenticios de Montaña de Calidad - PAMC) si distinguono principalmente per 5 principi:

a)     sono prodotti con materie prime di montagna;

b)    vengono trasformati in zone di montagna, con attenzione a specifiche culturali ed ambientali;

c)     la produzione è compatibile con il mantenimento della biodiversità e del patrimonio della regione;

d)    i prodotti devono garantire la trasparenza assoluta nei confronti del consumatore.

 I prodotti che non compiono con questi principi e che, a prescindere dalla campagna di immagine volta a promuoverli, non incorporano materie prime di montagna e non vengono prodotti e trasformati in montagna, non possono considerarsi PAMC.

La Catalogna e la marca turistica Pirenei: caratteristiche dei produttori e dei prodotti

Nell’esplorazione delle possibilità di commercializzazione dei prodotti di montagna attraverso il turismo, è importante analizzare il modo in cui il Governo Catalano ha deciso di promuovere il proprio territorio a livello turistico, creando così la figura dei “marchi turistici”, che raggruppano aree (comarche) con caratteristiche geografiche e turistiche simili. Il marchio turistico rappresentativo dei Pirenei catalani corrisponde a quella che porta il suo stesso nome e riunisce prodotti alimentari piuttosto particolari rispetto al resto delle marche turistiche della Catalogna. Un esempio è rappresentato, nel caso della comarca del Ripollès, da un prodotto caratteristico quale la carne di puledro, il cui consumo nel resto della Catogna non è tanto diffuso.

Basandosi sui dati raccolti attraverso l’inchiesta, costituita da 32 questionari somministrati a produttori del marchio turistico Pirenei, nella tabella 1 si può osservare il tipo di stabilimento intervistato e la  forma giuridica dello stesso, nell’ambito della quale predomina la forma di impresa familiare (84%). L’attività più diffusa è quella legata alla produzione ed elaborazione di salumi (43%).


Tabella 1 - Tipo di attività e natura giuridica dei produttori

Tipo di attività

%

Natura giuridica

%

Produzione di carne/lavorazione di salumi

43,8

Cooperativa

3,1

Panificazione/dolci

12,5

Associazione

3,1

Produzione di conserve e confetture

9,4

Impresa srl

9,4

Produzione di carne fresca/ manzo/ agnello/ capretto

12,5

Impresa familiare

84,4

Produzione di latte /derivati lattici/vendita di formaggi

12,5

 

 

Produzione di frutta/ verdure/ cereali

9,4

 

 

Totale

100,0

Totale

100,0

                                  Fonte: elaborazione propria (2013)

Ai fini dell’analisi delle possibilità di commercializzazione dei loro prodotti in relazione alle attività turistiche è stato chiesto ai produttori se considerano di possedere un prodotto speciale o unico. Il 78% ha risposto sí. Relativamente alla domanda “come definirebbe gli alimenti che commercializza?”, il 28,1% li ha definiti come artigianali, il 12,5% locali e il 9,4% come artigianali e locali. Il 50% degli intervistati si riconosce quindi come produttore di alimenti artigianali e/o locali.

Alle domanda “che percentuale dei suoi prodotti possiede un qualche tipo certificazione?”, la maggioranza dei produttori (59,4%) ha risposto no, il 9,4% ha affermato che tra lo 0% e l’80% dei suoi prodotti possiede una certificazione e il 25% ha risposto che il 100% dei suoi prodotti è certificato.

Un’altra domanda era finalizzata alla conoscenza della percezione dei produttori riguardo ciò che possono offrire ai consumatori. Il 38,7% ha indicato un “buon processo di lavorazione e un buon prodotto”, il 22,6% ha risposto “la freschezza e il sapore” e il 6,5% l’aspetto “locale”. Infine, il 19,4% degli intervistati ritiene di offrire la freschezza, il sapore e il fatto di proporre un prodotto locale.

Riguardo le strategie di promozione adottate, il 31,9% possiede una pagina web, il 21,9% ricorre al tradizionale passaparola, mentre il 12,5% combina tra loro varie strategie come per esempio il marketing diretto, cataloghi e il web.

La stagione nella quale le vendite sono maggiori è quella estiva, come indicato dal 35% degli intervistati, seguita dall’autunno e dalla combinazione “estate e feste”, che si attestano su percentuali identiche (20%). I vari aspetti emersi contribuiscono non solo alla caratterizzazione dei produttori e dei loro prodotti, ma anche a stabilire modelli sui quali basare attività o strategie, in modo da contribuire a rafforzare la relazione tra prodotti alimentari di montagna e turismo. Ciò significa che si potrebbero elaborare strategie finalizzate alla destagionalizzazione della vendita dei prodotti, basate dulla creazione di eventi, giornate o fiere enogastronomiche in periodi dell’anno nel corso dei quali il volume di vendite è minore rispetto, per esempio, alla primavera o all’autunno.

 

Come promuovere i prodotti di montagna di qualità attraverso il turismo

Considerando la proposta di commercializzazione dei prodotti alimentari di montagna di qualità sviluppata nell’ambito del progetto EuroMARC e basandosi sull’informazione raccolta attraverso l’inchiesta, a seguire si presentano brevemente le possibilirà di commercializzazione dei prodotti di montagna mediante il turismo.

Secondo i principi guida del progetto EuroMARC c’è una forte interazione tra turismo e promozione dei prodotti (Pasca et al., 2010). A partire da ciò, il successo nella commercializzazione dei prodotti di montagna per mezzo del turismo si può ottenere attraverso:

  1. Agriturismo diversificato, con offerta di alloggio e/o attività turistiche (visita del complesso e partecipazione alle differenti attività, attività educative per bambini, visite nei dintorni ecc.)
  2. Degustazione di prodotti nel luogo di produzione, distribuzione ecc.
  3. Partecipazione dei turisti alle principali attività di produzione (raccolta di frutta o vegetali, per esempio).
  4. Cooperazione con ristoranti (i produttori possono vendere i propri prodotti a ristoranti locali e hotel, i quali possono così offrire piatti locali o menu).
  5. Produzione e diffusione di ricette regionali e libri, collaborazione con chef locali, proponendo sia ricette tradizionali che innovative, così come indicazioni relative all’impiego dei prodotti di montagna di qualità.
  6. Creazione, da parte dei proprietari di ristoranti o hotel di reti cooperative per la promozione e vendita dei prodotti locali (etichette di vitto e alloggio locali).
  7. Mercati di produttori di montagna.
  8. Eventi locali quali festival.
  9. Scambio tra produttori, invitando produttori di altre aree di montagna a presentare i propri prodotti locali e la propria regione.
  10. Creazione di percorsi dei prodotti di montagna, generando così un’opportunità per lo sviluppo di introiti extra sui prodotti per compensare gli alti costi di produzione nelle aree di montagna.

 

Conclusioni

Il progetto EuroMARC contribuisce sicuramente alla produzioni di modelli utili per chi voglia commercializzare prodotti agroalimentari di montagna in ambito europeo. Tuttavia, come si sottolinea al paragrafo 6, dove si sono presentati i risultati ottenuti, è necessario in primo luogo definire le tipologie di produttori e i prodotti ai fini di strutturare più efficacemente le strategie di promozione e commercializzazione di tali prodotti, i quali presentano senza ombra di dubbio caratteristiche particolari per le quali si differenziano nel mercato. A partire dal caso studio si descrive come le imprese familiari utilizzino metodi di produzione e lavorazione artigianali e tradizionali. Tali aspetti vanno trasmessi al consumatore. La vendita dei prodotti dovrà quindi essere accompagnata da processi di sensibilizzazione del consumatore riguardo le particolarità di questi beni.

L’etichettatura di questi prodotti richiede di rendere esplicite non solo le caratteristiche organolettiche degli stessi, ma anche l’origine del prodotto di montagna, evidenziando in tal modo la sua singolarità. Inoltre, la promozione e il rafforzamento di strategie di commercializzazione quali la realizzazione della pagina web e l’utilizzo dei social network da parte di organismi pubblici è da considerarsi un elemento fondamentale per permettere che questo tipo di impresa entri in contatto con le nuove dinamiche relazionate con il mondo dell’informatica e le nuove potenzialità offerte da questa quale nuova piattaforma di marketing.

In generale, le aree geograficamente emarginate come le aree di montagna possiedono elementi di competitività e singolarità che rispondono alle esigenze dei turisti enogastronomici: autenticità dei luoghi vincolata all’alimentazione, nella quale si riconosce il valore della gastronomia come un mezzo di socializzazione e uno spazio per condividere esperienze (Gaztelumendi 2012). Il turismo vincolato ai prodotti agroalimentari è comunque praticato ancora da una parte minoritaria di turisti, di nicchia e con un importante volume di spesa in prodotti di alta qualità (Fandos Herrera et al., 2012). L’attività turistica rappresenta un’opportunità per i produttori per diversificare le entrate. L’analisi realizzata nal caso studio evidenzia come i produttori dei Pirenei riconoscano la qualità e singolarità dei loro prodotti e sono dunque disposti a impegnarsi per sviluppare strategie che permettano promuovere tanto la commercializzazione dei prodotti di montagna che un turismo relazionato coni prodotti agroalimentari.

Infine, si può affermare che le condizioni biogeografiche dei territori determinano chiaramente le relative risorse e i prodotti gastronomici, limitando a loro volta l’accessibilità agli stessi. Al tempo stesso, le aree geográficamente emarginate presentano tra i loro punti di forza la singolarità e autenticità dei prodotti, aspetti che determinano l’attribuzione di un valore importante e l’apprezzamento nel contesto turistico attuale, nel quale l’esperienza e la particolarità giocano un ruolo importante. Nell’era della postmodernità le esperienze dei consumatori sono un elemento rilevante nella vita economica e sociale (Quang e Wang, 2004). Stiamo assistendo al sorgere dell’economia dell’esperienza, nella quale si sta facendo strada la gastronomia.

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[1] Il progetto EuroMARC si sviluppo nell’ambito di un progetto globale chiamato “Euromontagna”. Il principale obiettivo del progetto EuroMARC consiste nel valutare “la percezione e l’interesse dei consumatori e distributori al dettaglio europei verso i prodotti agroalimentaridi  montagna, ai fini di aggregare valore a questi prodotti”.

[2] Le comarche sono i distretti in cui sono divise le province spagnole.

[3] I marchi turistici sono una figura pubblica amministrativa promossa dalla Generalitat de Catalunya che riunisce una serie di comarche le cui caratteristiche e risorse turistiche sono simili.

[4] Strategia creata nel 2007 da parte della Direzione Generale del Commercio della Generalitat de Catalunya, costituisce uno strumento informatico di promozione e appoggio alla commercializzazione dei prodotti agroalimentari locali, aperta a produttori, distributori, stabilimenti del settore della ristorazione, consumatori e entità interessate e del settore.

[5] Report dell’ Osservatorio sul Turismo della Catalogna: “Catalogna turística in cifre, 2012”.

[6] Attività che hanno luogo in un ambiente rurale, con i costumi e le attività tipici delle zone, quali paesi, fattorie ecc., lontane dalle città e dalle aree industrializzate (Sancho e Buhalis, 1998). 

[7] Il turismo enogastronomico o culinario è così definito dall’Associazione Internazionale del Turismo Culinario (ICTA): “esperienze culinarie di tutti i tipi, molto più che le guide di ristoranti. Include scuole, manuali e negozi di cucina, tour culinari e tour guidati, catering, vigneti, birrifici, distillerie, produttori di alimenti, attrazioni culinarie e oltre. Inoltre, l’autenticità è un fattore di vitale importanza per i turisti culinari; rappresenta la ricerca di tutti i tipi di esperienze culinarie uniche e memorabili”.

 

*Il testo di questo articolo è stato tradotto in italiano dallo spagnolo:
  Scarica qui l’articolo originale in lingua spagnola

 

di Maria del Pilar Leal Londoño
ISSN: 2281-6720
Promozione e Indagini Sociali [online] n.05 - Gennaio 2014

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