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Open Data, caratteristiche principali e casi di riuso

Il fenomeno open data è uno di quei casi in grado di rendere popolare e accessibile un concetto, il dato, che precedentemente veniva preso in considerazione solo ed esclusivamente dagli studiosi del settore o dagli addetti ai lavori. Appare infatti evidente il fatto che a trattare ed a interessarsi di dati, e nella fattispecie di dati aperti, non siano più solamente gli statistici, gli economisti e i sociologi ma anche e soprattutto una lunga schiera di professionisti e attivisti che va dai giornalisti agli avvocati, dagli sviluppatori informatici ai politici, dagli esperti in comunicazione ai tecnici ambientali.

In ognuna di queste categorie troviamo facilmente numerosi esponenti che rimarcano costantemente l’importanza di poter avere a disposizione i dati in forma disaggregata e accompagnati da una licenza aperta che consenta un riuso creativo, anche a scopi commerciali, da parte di terzi.

Ci si potrebbe chiedere il motivo del perché questa disponibiltà sia considerata così importante e come mai la richiesta provenga da un pubblico così nuovo, vasto ed eterogeneo.

Molto in breve ed evitando inutili divagazioni possiamo dire che la disponibilità di dati liberi è in grado di produrre diversi effetti positivi che riguardano l’intero sostrato sociale ed economico e che si manifestano principalmente attraverso: una maggiore trasparenza amministrativa e aziendale; notevoli vantaggi economici e una serie di importanti risorse per la cooperazione sociale.

Di seguito andiamo ad analizzare in maniera più dettagliata ciascuno di questi aspetti.

 

1 - TRASPARENZA
La trasparenza è un concetto che riguarda soprattutto il rapporto tra le pubbliche amministrazioni e i cittadini, ma ultimamente inizia ad interessare anche le aziende e la loro comunicazione con i clienti e gli investitori.

Parlando di pubblica amministrazione, se si sposa il concetto che i dati non sono altro che una manifestazione delle sue attività, viene naturale pensare che al fine di poter rispondere all'esigenza di una maggiore apertura verso gli amministrati e verso la società nel suo insieme sia necessario aprire i dati prodotti così da condividerli con il maggior numero di individui possibile.

Questo è in sintesi un concetto che sta alla base della dottrina dell’open gov, lanciata dalla prima amministrazione Obama1 e che ha avuto un grosso seguito soprattutto nei paesi anglosassoni.

L’open gov consiste nella capacità dell’amministrazione di lavorare al fine di accrescere la fiducia del pubblico e di creare un sistema basato sulla trasparenza, la partecipazione e la collaborazione. Da questo processo di apertura ci si aspetta un conseguente rafforzamento della democrazia e una maggiore efficienza e efficacia delle azioni di governo.

In questo contesto l’apertura dei dati amministrativi rappresenta un passaggio obbligato e necessario affinché tale scopo sia perseguito efficacemente.

I dati amministrativi insieme a quelli provenienti dalla statistica ufficiale, rappresentano inoltre, almeno potenzialmente, la maggior fonte open data al momento disponibile. Sono inoltre la tipologia di dato più richiesta, oltre che per la loro importanza e rilevanza dal punto di vista della completezza e della qualità dell’informazione, anche per il fatto che tali richieste si basano su un principio di giustizia derivante dal fatto che tali informazioni sono prodotte con i soldi dei contribuenti che quindi sentono proprio il diritto di poter accedere liberamente a tali informazioni.

Aprire i dati amministrativi quindi significa permettere un controllo delle azioni di governo, controllo che può essere effettuato in prima persona dai cittadini che possono usufruire dei dati come singoli individui, gruppi o in forme strutturate come associazioni, portando avanti attività di sensibilizzazione e di riuso dei dati dette azioni di civic hacking.

Il processo di controllo del governo che parte dal basso può anche non avvenire direttamente tramite le iniziative dei cittadini, ma essere mediato dalla categoria di professionisti i cui membri sono ritenuti storicamente come i guardiani della democrazia, ossia i giornalisti.

In questo contesto anche i giornalisti iniziano a interessarsi ai dati, e si sviluppa un interessante filone che su articoli e approfondimenti basati sui dati e quindi sui fatti fa il proprio cavallo di battaglia: il data journalism.

D’altro canto l’apertura dei dati amministrativi permetterebbe una maggiore efficienza a livello di funzionamento dell’apparato democratico e dei processi legislativi ed esecutivi. In primo luogo permetterebbe un più semplice scambio di informazioni tra diversi uffici, un problema che tutt’oggi rallenta in maniera considerevole la macchina amministrativa, in secondo luogo sarebbe in grado di offrire interessanti feedback sulla natura e la qualità dei dati prodotti, e quindi delle considerazioni dirette o indirette sullo stato di funzionamento del settore pubblico.

Esistono già vari esempi di raccolta dei dati amministrativi. La tendenza generale è quella di raccogliere i dati attraverso la creazione di grossi portali appositamente dedicati.

In Italia il punto di riferimento è di certo il sito dati.gov.it gestito dal Ministero per la pubblica amministrazione e semplificazione. Il sito raccoglie tutti i dati aperti dalle pubbliche amministrazioni, italiane e permette di effettuare ricerche a più livelli, siano essi riguardanti il territorio di riferimento, il formato dati o il tipo di licenza attraverso i quali sono stati rilasciati.

 

2 - ECONOMIA E BENESSERE
Oltre che per ragioni di interesse civico, l’attenzione per i dati aperti riguarda in maniera ben più prosaica anche interessi puramente economici.

La disponibilità di accesso a determinate basi dati sta sviluppando un particolare mercato che pare godere di buone prospettive economiche. Infatti, secondo stime della Commissione Europea, i complessivi vantaggi economici dall'aprire i dati, siano essi amministrativi o di altra natura, potrebbero ammontare a 40 miliardi di euro all'anno nell'UE2.

Dal libero riuso dei dati e delle informazioni scaturirebbero una serie di iniziative economiche legate allo sviluppo di nuovi servizi, nuovi prodotti, applicazioni e contenuti. I beneficiari sarebbero quindi alcuni importanti attori economici che sono al centro oppure orbitano attorno all’odierna società dell’informazione: le testate giornalistiche che, come sottolineato in precedenza, grazie all’uso dati possono creare contenuti e articoli di data journalism; le imprese che possono perfezionare o lanciare i loro prodotti; infine le nuove start-up che possono utilizzare i dati per realizzare le proprie idee innovative e applicazioni tecnologiche.

Come dice spesso Tim Bernes Lee, l’inventore del web, pioniere e primo promotore del concetto di open data, “i dati sono la materia prima del nostro secolo”, una risorsa che si sposa perfettamente con il contesto digitale e che diversamente dalle risorse materiali è per sua natura inestinguibile e non risente quindi di problemi di scarsità ma al contrario è caratterizzata dall’abbondanza. I dati possono trovare la loro forza nella disponibilità e non nell’esclusività, il paradigma open può quindi essere un importante carburante per un nuovo tipo di economia.

 

3 - RUOLO SOCIALE
Come già specificato in precedenza, la schiera dei potenziali fruitori dei dati si è recentemente estesa, questo perché in maniera sempre più evidente la tecnologia ha portato diverse categorie sociali e professionali a cercare di ottenere e sfruttare delle informazioni strutturate per perseguire i propri scopi o per accrescere il benessere della società.

I dati vengono spesso utilizzati anche dalle organizzazioni non governative, dalle associazioni non-profit e dalle onlus per ottimizzare ed orientare le proprie attività.

Questi soggetti mostrano un crescente interesse per l’uso dei dati, ma non sempre le fonti ufficiali rappresentano un bacino sufficiente per coprire il loro raggio di azione e soddisfare le loro necessità.

Questo anzitutto perché le organizzazioni spesso operano in territori svantaggiati dove l’attività di governo è di solito carente e di conseguenza lo è anche la disponibilità delle informazioni e delle tecnologie. In secondo luogo perché il tipo di informazioni di cui necessitano sono di natura particolare e possono riguardare aspetti non presi in considerazione neanche dagli attori economici che di solito rappresentano una buona fonte alternativa.

Facciamo l’esempio di un’organizzazione non governativa che per motivi umanitari è interessata a conoscere il numero e la locazione dei pozzi d’acqua di una determinata zona dell’Africa subsahariana. Difficilmente riuscirà ad ottenere tale informazione dalle fonti governative, e sarà altrettanto difficile se non impossibile ottenerle da una delle multinazionali che offre servizi gratuiti di web mapping tanto utilizzati nel mondo occidentale. Questo perché con tutta probabilità, il governo in carica non ha avuto le risorse sufficienti per portare avanti un’indagine di quel tipo, mentre la multinazionale non ha alcun interesse a mappare quel genere di oggetti, o ancor peggio non ha interesse a monitorare una zona non economicamente rilevante ai fini dei propri affari.

Quando le fonti ufficiali o le fonti commerciali non soddisfano le richieste di chi opera nel sociale, si può cercare di far riferimento ad un’altra fonte: i community data che sono la controparte open della famiglia dei crowd data( cioè i dati ottenuti attraverso il crowsourcing).

In precedenza si è infatti parlato di amministrazioni e aziende come i maggiori produttori di dati, ma bisogna tener presente che al giorno d’oggi questi soggetti non sono più i soli.

I dati spesso vengono prodotti spontaneamente anche dai singoli utenti di una piattaforma aperta, e queste informazioni vengono rilasciate in modo che chiunque ne possa liberamente usufruire. Gli esempi più famosi di questi casi sono sicuramente le piattaforme di Wikipedia, l’enciclopedia libera e OpenStreetMap, il più importante progetto di cartografia libera del pianeta.

Ogni dato e informazione presente in queste piattaforme è il risultato del contributo dei suoi utenti e l’insieme di utenti forma una comunità formata da individui che interagiscono tra loro e che anche grazie a queste interazione coordinano il lavoro e migliorano la qualità dei contributi e quindi del progetto stesso.

Ogni voce enciclopedica di Wikipedia, ogni strada o edificio di OpenStreetMap essendo stati creati dagli utenti stessi non appartengono quindi a nessun governo, a nessuna multinazionale ma di fatto sono un patrimonio dell’intera umanità che ha indistintamente il diritto di usufruire e riutilizzare tali informazioni, grazie alla licenza aperta che le accompagna,.

Ma torniamo all’esempio dell’organizzazione non governativa che opera in Africa. L’uso di OpenStreetMap comporta numerosi vantaggi dovuti soprattutto alla sua natura aperta e partecipativa che garantiscono un’estrema flessibilità, e quindi la la libertà di inserire in teoria qualsiasi tipo di informazione si desideri. Grazie a queste caratteristiche, in OpenStreetMap è quindi possibile trovare anche quelle particolari informazioni come ad esempio la posizione georeferenziata dei pozzi d’acqua, introvabili o inaccessibili attraverso altre fonti.

Riassumendo, uno degli aspetti che rende i community data delle fonti estremamente interessanti è il fatto che le piattaforma libere dai quali sono generati rappresentano una reale risposta anche laddove i meccanismi e le logiche del mercato sono completamente inefficienti, e le capacità organizzative dei governi non sono adeguate.

 

ALCUNI CASI DI RIUSO
Uno dei principi in base al quale gli open data vengono considerati un potenziale enorme per il web e per la crescita della società in generale è il fatto che più ne abbiamo a disposizione più è probabile che qualcuno li riutilizzi per creare qualcosa di nuovo, qualcosa che non avremmo mai pensato si potesse realizzare con quelle informazioni.

Casi noti di riuso dei dati ne esistono molti. Alcuni esempi possono forse riassumere lo spettro di possibilità a cui il riuso e la ridistribuzione possono condurre.

Nel 2008 il Governo britannico, con la pubblicazione dei dati sull’amministrazione dello stato, ha permesso la nascita dell’iniziativa “Where does my money go”3, un’applicazione che promuove la trasparenza ed il coinvolgimento della popolazione grazie all’analisi delle informazioni inerenti la spesa pubblica nel Regno Unito per dimostrare come le tasse vengano ripartite ed utilizzate.

Esistono anche dei casi italiani, anche nel Belpaese dopo una partenza stentata si sta iniziando ad riutilizzare i dati in maniera creativa. Un esempio molto interessante è l’inchiesta data driven “Slot Invaders”4 che riusa i dati rilasciati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per creare una fotografia relativa al 2012 del rapporto che negli ultimi anni si è andato a instau­rare tra gli ita­liani e le slot machine autorizzate.

Per quanto riguarda la Sardegna il primo caso di riuso è stato sicuramente mappeelettorali.it5 di Marcello Verona, nel quale, attraverso il riutilizzo di dati elettorali pubblici, viene visualizzata una rappresentazione geografica interattiva dei risultati elettorali a più livelli territoriali.

Sempre per la Sardegna il secondo caso di riutilizzo di dati aperti è stato un progetto del quale mi sono occupato personalmente, la mappa dei sussidi agricoli comunitari in Sardegna6.

Si tratta di una mappa interattiva che visualizza l’ammontare dei sussidi agricoli derivanti dalla PAC (politica agricola comunitaria) erogati in Sardegna. Per creare tale mappa sono stati utilizzati principalmente i dati provenienti da Farmsubsidy7, progetto portato avanti da un gruppo di giornalisti, attivisti e ricercatori che ha lo scopo di raccogliere i dati relativi ai pagamenti e ai beneficiari dei sussidi agricoli erogati dall’UE in tutto il territorio europeo, e di pubblicare questi dati in maniera trasparente in modo tale che chiunque possa accedervi, redistribuirli e riutilizzarli.

Nella mappa per la Sardegna, al fine di offrire una rappresentazione in grado di comunicare in maniera immediata e corretta le informazioni provenienti dalla grossa banca dati europea, si è deciso di eseguire alcune elaborazioni sui dati, come ad esempio la creazione di un indicatore che rapportasse gli importi per Comune al dato ISTAT della superficie agricola utilizzata nel territorio comunale, cioè la superficie in metri quadri dei terreni che effettivamente sono usati per seminativi, pascoli e qualunque altra attività di tipo agricolo.

 

IL FUTURO DEI DATI
L’importanza dell’accessibilità ai dati nell’era dell’Informazione che già stiamo vivendo, sarà sempre più evidente in futuro. La natura stessa del dato sta compiendo un’evoluzione incredibilmente veloce e rivoluzionaria. Si sta passando dai dati statici, identificabili da una fonte precisa e inscindibilmente legati ad essa, ad un “Web dei dati” dove i singoli dati sono collegati con diverse basi dati e identificati attraverso specifiche ontologie: questi sono i cosiddetti “dati collegati” meglio noti come linked data.

Il Web dei dati, detto anche Web semantico, si manifesta in uno spazio in cui non solo documenti sono connessi ad altri documenti (come avviene nel Web “classico”), ma in cui anche dati sono in grado di riferirsi e collegarsi ad altri dati, in modo da creare una rete di dati strutturati che siano leggibili direttamente dal computer senza la necessità dell’apporto umano.

Questa evoluzione comporterà la possibilità di creare servizi e studi di livello qualitativo incredibilmente maggiore e completamente nuovo dei quali per ora possiamo solo intuirne il reale potenziale.

Alla luce di questi avvenimenti, aprire le fonti dei dati, renderli disponibili a tutti, garantire l’accesso attraverso licenze libere, sono principi per cui vale la pena battersi e investire il proprio tempo e le proprie risorse.

Al contempo rappresentano anche dei passi che è necessario compiere con attenzione e competenza perché riguardano argomenti di interesse primario e di enorme rilevanza strategica. In questo contesto il ruolo di chi con i dati ci ha sempre lavorato, di chi attraverso lo studio e l’intuito riesce a comprenderne la natura e il significato, sarà sempre più di primaria importanza. Capire le modalità attraverso le quali i dati si possono relazionare tra loro in modo da poter tirar fuori informazioni altrimenti silenti, governare e indirizzare l’intero percorso della cosiddetta “filiera del dato” sono dei compiti che per ora nessuna macchina è in grado di svolgere correttamente in completa autonomia, sono quindi delle responsabilità che tocca ai ricercatori, agli studiosi e ai professionisti del settore portare avanti.

 


NOTE

1 http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/omb/assets/memoranda_2010/m10-06.pdf
2 http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/directive_proposal/2012/open_data.pdf
3 http://wheredoesmymoneygo.org/
4 http://slotinvaders.vortexvacui.it/
5 http://mappeelettorali.it/
6 http://sussidi-sardegna.kode-solutions.net/
7 http://farmsubsidy.openspending.org/

 


 

di Andrea Zedda
Promozione e Indagini Sociali [online] n.05 - Gennaio 2014
ISSN: 2281-6720
 

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