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Politiche urbane a scala di quartiere: il ruolo del territorio nel contesto globale*

Il panorama delle politiche urbane, almeno durante gli ultimi dieci anni, comprende una serie di iniziative da parte dei governi, il cui focus è il quartiere: per esempio il “New Deal for Communities” (Regno Unito), i “Grands Projets de Ville” (Francia), la “LLei de Barris” (Catalogna), “Quiero Mi Barrio” (Chile) o “Mi Barrio” (Perú). Se aggiungiamo l’esperienza degli Stati Uniti, possiamo osservare come questa tendenza sia diffusa almeno nei paesi di tradizione occidentale.

Com’è possibile che il quartiere assuma rilevanza nell’ambito della globalizzazione? Come si spiega che questa scala, tradizionalmente legata ad aspetti quali identità, pertinenza, stabilità, sia così importante in un contesto globalizzato, presumibilmente dominato dai flussi, dall’incertezza e dalla virtualità? Paradossalmente, la letteratura indica che la rilevanza del quartiere è associata a questi processi.

In primo luogo, malgrado le promesse di inclusione della globalizzazione, la povertà persiste, cosi il quartiere cresce come punto focale per rimediare a tali aspettative non soddisfatte (Forrest, 2008). Questo implica che per i governi e i pianificatori la globalizzazione contribuisca alla crisi della coesione sociale, pertanto il quartiere costituirebbe le fondamenta a partire dalle quali tale coesione può essere riscostruita. Ciò significa che nel contesto della dicotomia globale/locale, il quartiere si situa come “il” luogo del locale, vale a dire il luogo del senso comunitario, dell’appartenenza e dell’identità, che starebbe indebolendosi di fronte alle forze destabilizzanti della globalizzazione (op.cit.).

Parallelamente, nel contesto politico, il quartiere sarebbe la scala di intervento più vicina e possibile per quei governi incapaci di controllare i devastanti effetti sociali del capitalismo globale (Kearns e Parkinson, 2001), offrendo così un’alternativa attrattiva –ed economica- per affrontare l’esclusione sociale (Forrest e Kearns, 2001) attraverso il rafforzamento del capitale sociale (Meegan e Mitchell, 2001) e della comunità locale (Kennett e Forrest, 2006).

Così, le politiche a scala di quartiere denotano una particolare comprensione delle disuguaglianze urbane, che si basa su tre premesse:

1) La globalizzazione ha significato enormi opportunità di mobilità e collegamento, però porta con sé una crisi della coesione sociale e la delegittimazione della politica. Inoltre, nonostante le promesse, povertà, disuguaglianza e frammentazione urbana persistono e addirittura crescono. 

2) Il quartiere si erige come una trincea dalla quale affrontare questi problemi, poiché ad esso sono attribuite delle caratteristiche associate al locale quali radici, identità e appartenenza. Il quartiere è il luogo a partire dal quale si possono far riappassionare i cittadini alla politica, perché crea una connessione tra la popolazione e la politica: si tratta di azioni di governo che influenzano la vita quotidiana dei cittadini.

3) A partire da tali premesse si prefissano quali obiettivi principali la partecipazione della comunità e il rafforzamento del tessuto sociale, che ci si aspetta avere un effetto positivo “di espansione” al resto della società.  E’ a partire dal rafforzamento di questo capitale sociale che si potranno ridurre le disuguaglianze urbane.

Tuttavia, è necessario sollevare alcune critiche a questi approcci.

In primo luogo, la coesione sociale è sempre da considerarsi positiva? Quartieri fortemente coesi, con alti livelli di identità comune e radicamento potrebbero entrare in conflitto con altri quartieri.  Ciò potrebbe inoltre limitare la nozione di un bene comune generale.

In secondo luogo, la crisi della coesione sociale implica una crisi della legittimità politica? Anche assumendo che la crisi di coesione sociale sia reale, esistono quartieri con un solido tessuto sociale che non implica necessariamente una partecipazione politica ampia e attiva.

In terzo luogo, la relazione tra quartieri coesi e società coesa è diretta? Esistono evidenze di quartieri organizzati in funzione di una diffidenza generalizzata verso l’organizzazione politica e la società in generale (ad esempio i comitati per la sicurezza).

Infine, ma non di minore importanza, questo approccio stabilisce una relazione diretta tra quartieri coesi, organizzati, con forte tessuto sociale e la loro inclusione sociale. Ciò implica la conclusione che i quartieri poveri e esclusi siano tali a causa di una mancanza delle suddette caratteristiche. Tuttavia, non si tratta di una relazione diretta: è infatti possibile osservare gated communities (quartieri chiusi) molto ricchi con con bassi livelli di organizzazione, o al contrario, quartieri poveri e esclusi ma caratterizzati da un forte tessuto sociale.

Ed è qui che la debolezza del modello si può osservare. Queste politiche di strategia urbana situano il quartiere su una scala incapsulata e isolata dalle condizioni sociali generali. Conformemente a questo modello parrebbe che la responsabilità e pertanto la causa delle condizioni di esclusione risiedano nello stesso luogo -il quartiere- dissociate dalle possibili cause strutturali.

 

Bibliografia

FORREST, RAY. Who Cares About Neighbourhoods?. International Social Science Journal, vol. 59, no. 191, pp. 129-141, Mar 2008.

KEARNS, Ade y PARKINSON, Michael. The Significance of Neighbourhood.Urban Studies, Vol. 38, No. 12, 2103–2110, 2001.

FORREST, Ray y KEARNS, Ade. Social Cohesion, Social Capital and the Neighbourhood. Urban Studies, Vol. 38, No. 12, 2125–2143, 2001.

MEEGAN, Richard y MITCHELL. 'It's Not Community Round Here, It's Neighbourhood' : NeighbourhoodChange and Cohesion in Urban Regeneration Policies. Urban Studies, Vol. 38, No. 12, 2167–2194, 2001.

Kennett,  Patricia y  Forrest, Ray. The Neighbourhood in a European Context. Urban Studies, Vol. 43, No. 4, 713–718, April 2006.

 

 

*Il testo di questo articolo è stato tradotto in italiano dallo spagnolo:
Scarica qui l’articolo originale in lingua spagnola Políticas urbanas de escala barrial.


di Verónica Tapia 
ISSN: 2281-6720
Promozione e Indagini Sociali [online] n.06/2014

 

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