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Rivista Proeis numero 1

 

 

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Le spese pubbliche in Italia: un confronto fra diversi livelli di governo

Il dibattito degli studiosi sulle politiche economiche a livello nazionale ed europeo, ha prestato un’attenzione sempre maggiore alle spese dei bilanci pubblici. Nel presente studio ci si è pertanto posto l’obiettivo di analizzare i flussi finanziari del settore pubblico allargato, attraverso i conti pubblici territoriali, per compiere un confronto tra le spese consolidate dei diversi livelli di governo, e specificatamente delle Amministrazioni Statali, Regionali, Locali, delle Imprese pubbliche locali e delle Imprese pubbliche nazionali, nel periodo di riferimento preso a campione più precisamente dall’anno 1996 al 2010.

I dati alla base delle analisi proposte nel presente studio si riferiscono alla banca dati dei conti pubblici territoriali (CPT), reperibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per lo sviluppo e la Coesione Economica, che fa parte del Sistema Statistico Nazionale. Per ottenere dati sintetici da leggere e confrontare a livello territoriale si è scelto di aggregare i trenta settori dei Conti Pubblici Territoriali (CPT) in quattro macrosettori seguendo la ripartizione del DPS.

 

Articolazione per Macrosettori e Settori

Macrosettori

Settori

Infrastrutture economiche

  1. Viabilità,
  2. Altri trasporti,
  3. Telecomunicazioni,
  4. Ambiente,
  5. Smaltimento rifiuti,
  6. Acqua,
  7. Fognature e Depurazione acque,
  8. Energia,
  9. Agricoltura,
  10. Pesca marittima e acquicoltura,
  11. Industria e artigianato,
  12. Commercio,
  13. Turismo,
  14. Altre opere pubbliche,
  15. Altre in campo economico

Capitale umano

  1. Istruzione,
  2. Formazione,
  3. Ricerca e sviluppo,
  4. Pensioni e integrazioni,
  5. Lavoro

Infrastrutture Sociali

  1. Cultura e servizi ricreativi,
  2. Sanità,
  3. Altre in campo sociale assistenza e beneficienza,
  4. Altri interventi igienico sanitari,
  5. Difesa,
  6. Sicurezza pubblica,
  7. Giustizia,
  8. Amministrazione generale,
  9. Oneri non ripartibili

Edilizia abitativa

  1. Edilizia abitativa e urbanistica

 

I dati dei CPT utilizzati sono consolidati rispetto all’universo SPA e i valori indicati sono in milioni di euro a prezzi correnti. Per trasformare i valori in milioni di euro a prezzo costanti, gli stessi sono stati deflazionati, utilizzando il deflatore dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo di fonte Eurostat (indice base del 2005, il cui valore è uguale a 100 nel 2005).

I valori a prezzi costanti sono stati calcolati nel seguente modo:

 

Valori a prezzi costanti = valore a prezzi correnti/indice dei prezzi al consumo*100.

 

Per calcolare i valori pro-capite in euro a prezzi costanti 2005, si è proceduto nel seguente modo:

 

Valori pro-capite in euro a prezzi costanti 2005

=

Valore in milione di euro a prezzi costanti 2005/popolazione*1000000.

 

Infine è stato calcolato il tasso di crescita medio per l’intero periodo di riferimento che va dall’anno 1996 al 2010, secondo la seguente formula:

 

Tasso di crescita medio = (valore 2010-valore 1996/valore 1996)/14*100.

 

L’obiettivo principale è quello di studiare come la spesa si distribuisce nel territorio per macroaggregati di spesa, ma soprattutto per capire le dinamiche che caratterizzano la spesa stessa.

Le informazioni della banca dati CPT sono utilizzate per le analisi, le valutazioni di scelte di policy, come supporto quantitativo al confronto su temi del federalismo equità e sviluppo e anche per un confronto internazionale.

 

Confronto tra livelli di governo nell’Intero Aggregato Nazionale dal 1996 al 2010

Nell’aggregato nazionale considerato nelle tabelle sottostanti, il totale delle spese dell’Amministrazione Centrale ha registrato un decremento del tasso di crescita, dal dato iniziale che va dagli anni 1996-2003, (-0,19) al dato finale a disposizione che va dagli anni 2003 al 2010. (-1,01). E’ evidente come nel periodo considerato ci sia stato, almeno in parte, un effetto sostitutivo tra il livello centrale e quello locale dovuto al passaggio di una serie di funzioni amministrative trasferite dallo stato alle regioni e dalle regioni agli enti locali.

Questo fenomeno riguarda in particolare i macrosettori delle risorse umane e ambiente produttivo, il settore dei trasporti e quello dell’edilizia. Dall’altro lato è rilevante la crescente quota di risorse comunitarie che è gestita direttamente dagli Enti Locali. Accompagnato dall’effetto della societarizzazione con le Imprese pubbliche Locali.

Per completezza del dato sono indicati i tassi di crescita degli altri livelli di governo. Per le amministrazioni locali si registra un trend di crescita nel periodo iniziale di (5,05) a fronte di un decremento che emerge nel dato finale (-2,24); analogamente accade per le Amministrazioni Regionali, in cui si registra un dato iniziale (5,45), con un dato finale di (-0,06); per le Imprese pubbliche Nazionali si registra invece un trend di crescita dal periodo iniziale di (2,69) a un dato finale di (4,70); infine per le Imprese pubbliche Locali si registra un dato iniziale di (8) con un decremento del tasso di crescita finale di (2,81).

 

Tab.1 - Confronti spesa corrente Amministrazione Centrale (Italia) 1996-2010

Anno

AC

AL

AR

IPN

IPL

1996-2003

0.21

2.31

5.82

3.20

9.47

2003-2010

0.54

0.22

0.42

4.41

3.63

1996-2010

0.74

2.05

6.41

8.59

15.51

Fonte: rielaborazione dati CPT (DPS)

     

 

Tab.2 - Confronti spesa totale Amministrazione Centrale (Italia) 1996-2010

Anno

AC

AL

AR

IPN

IPL

1996-2003

0.19

5.05

5.45

2.69

8.00

2003-2010

1.01

2.24

0.06

4.70

2.81

1996-2010

1.18

2.02

5.37

8.27

12.37

Fonte: rielaborazione dati CPT (DPS)

     

 

Tab.3 - Confronti spesa capitale Amministrazione Centrale (Italia) 1996-2010

Anno

AC

AL

AR

IPN

IPL

1996-2003

0.00

13.43

3.24

0.26

4.42

2003-2010

4.60

-5.94

3.35

6.80

0.25

1996-2010

4.60

1.91

0.88

6.41

4.75

Fonte: rielaborazione dati CPT (DPS)

     

 

Nell’intero periodo considerato che va dagli anni 1996 al 2010, l’Aggregato Nazionale registra per l’Amministrazione Centrale un decremento del tasso di crescita pari a (-1,18) sul totale delle spese pubbliche; (-0,74) sulle spese correnti; (-4,60) sulle spese in conto capitale; per l’Amministrazione Locale un tasso di crescita pari a (2,02) sul totale delle spese pubbliche; (2,05) sulle spese correnti; (1,91) sulle spese in conto capitale; per l’Amministrazione Regionale un tasso di crescita pari a (5,37) sul totale delle spese pubbliche; (6,41) sulle spese correnti; e un decremento del tasso di crescita (-0,88) sulle spese in conto capitale; per le imprese pubbliche Nazionali un tasso di crescita pari a (8,27) sul totale delle spese pubbliche (8,59) sulle spese correnti (6,41) sulle spese in conto capitale; per le imprese pubbliche locali un tasso di crescita pari a (12,37) sul totale delle spese pubbliche; (15,51) sulle spese correnti; (4,75) sulle spese in conto capitale.

A livello di governo centrale il tasso di crescita registra un decremento su tutte le spese ma che incide maggiormente sulle spese in conto capitale seguito dal livello di governo Regionale. Questo elemento rafforza la preoccupazione per la situazione economica del Paese, bloccata soprattutto sul versante degli investimenti che condiziona anche il dato sulla produttività, come occupazione e capitale privato.

Per avere un quadro più dettagliato dell’erogazione della spesa pubblica occorre però separare i diversi aggregati, trattando separatamente le spese correnti da quelle d’investimento. Questo consente di mettere a fuoco i diversi effetti che hanno avuto sui bilanci, il processo del trasferimento delle funzioni da un lato e le politiche di contenimento della spesa pubblica dall’altro.

Il totale delle erogazioni di parte corrente rappresenta l’indicatore, o meglio la misura, delle risorse effettivamente disponibili per il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini. In quest’aggregato si registrano decrementi per i seguenti tassi di crescita: Amministrazioni Centrali da un dato iniziale di (-0,21) che va dagli anni 1996-2003, con un dato finale che va dagli anni 2003 al 2010, (-0,54); per l’Amministrazione Locale si registra un dato iniziale (2,31), con un dato finale di (-0,22); per l’Amministrazione Regionale si registra un dato iniziale (5,82), con un dato finale di (0,42); solo per le Imprese pubbliche Nazionali si registra un trend di crescita, iniziale di (3,20) con un dato finale di (4,41); infine per le Imprese pubbliche Locali si registra un decremento di crescita che dall’iniziale di (9,47) passa al finale di (3,63).

Il totale delle spese in conto capitale permette di valutare la componente dell’intervento pubblico finalizzata all’accumulazione di capitale produttivo e quindi di accrescere la competitività di territori svantaggiati, quali il Meridione. L’andamento di questa spesa registra un calo del tasso di crescita, dovuto non solo alla crisi economica mondiale, ma anche agli effetti dei vincoli del patto interno di stabilità entrato in vigore dal 1999, per i criteri di convergenza economica assunti dall’Italia in sede comunitaria nel 1998. La legge 448/1998; Finanziaria per il 1999, disponeva, infatti, che Regioni, Province autonome, Province, Comuni e Comunità montane, concorressero alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica adottati dal paese con il Patto di stabilità. Lo scopo, era quello di impegnarsi a diminuire progressivamente il finanziamento in disavanzo delle proprie spese; ridurre il rapporto tra il proprio ammontare di debito e prodotto interno lordo. In quest’aggregato si registrano i seguenti decrementi di tassi di crescita: Amministrazioni Centrali un dato iniziale di (0,00) che va dagli anni 1996-2003, a un dato finale che va dagli anni 2003 al 2010 (-4,60); per l’Amministrazione Locale un dato iniziale (13,43), a un dato finale di (-5,94); per l’Amministrazione Regionale da un dato iniziale (3,24), con un dato finale di (-3,35); invece sia per le Imprese pubbliche Nazionali, si registra un tasso di crescita dato iniziale di (0,26) con un dato finale di (6,80); sia per le Imprese pubbliche Locali, si registra un dato iniziale di (4,42) con un dato finale di (4,75). In tutti i livelli di governo della PA si registra un decremento del tasso di crescita, solo in parte, una sostituzione di spesa dal livello centrale al livello locale, e nel solo livello di governo extra PA si registra un aumento.

Dalla lettura di questi dati si possono ricavare alcune considerazioni interessanti che s’innestano negli attuali processi di attuazione del federalismo fiscale e di revisione della spesa pubblica. Innanzitutto il fatto che i tentativi attuati dal legislatore dai primi anni 90 per ridurre la spesa pubblica finanziata in disavanzo attraverso ricorso all’indebitamento sono falliti. Prova ne è un generale incremento della spesa nel primo periodo, a fronte di un leggero decremento nel secondo periodo, attenuato dall’espansione della spesa corrente sostenuta dalle imprese pubbliche. Anziché ridurre la spesa corrente eliminando gli sprechi, le amministrazioni pubbliche, in particolare quelle locali, hanno risposto ai vincoli di patto riducendo in maniera molto più consistente gli investimenti e bloccando i pagamenti a favore delle imprese. La conseguenza è stata un accumulo di debiti pregressi a carico delle amministrazioni pubbliche, stimato in 80-90 miliardi, che sta creando notevoli problemi di liquidità portando le imprese anche al fallimento, stante la sempre maggiore difficoltà di accedere al credito. Se si considera che gli investimenti locali rappresentino uno dei principali volani dell’economia nel settore degli investimenti pubblici, ci si rende conto degli effetti che un tale approccio ha determinato sull’economia del paese. Per spezzare questo circolo vizioso e cercare di ridare respiro agli investimenti pubblici locali, allo stato attuale risultano avviati due processi solo apparentemente contraddittori ma che attraverso strade diverse mirano allo stesso risultato: efficientare la spesa delle amministrazioni pubbliche, riducendo gli sprechi senza andare a scapito della qualità dei servizi resi ai cittadini.

Il primo processo riguarda la determinazione dei costi e dei fabbisogni standard avviato dal decreto legislativo n. 216/2010, attuativo della legge delega per il federalismo fiscale n. 42/2009. Garantire il federalismo fiscale non significa, infatti, solamente rendere “autonomi” i livelli di governo decentrato attraverso entrate che derivano dal proprio territorio. Una facile scappatoia porterebbe a incrementare il livello delle tariffe dei servizi e delle aliquote dei tributi per reperire le risorse necessarie al finanziamento delle spese. Al contrario dare attuazione al federalismo significa garantire a regioni ed enti locali adeguate risorse per finanziare lo svolgimento delle proprie funzioni e l’erogazione dei servizi secondo costi “standard”. Si tratta quindi di superare il criterio della spesa storica a favore di un criterio di efficienza che individua un livello ideale di spesa determinato su una serie di variabili significative (contesto territoriale, demografico, fattori ambientali, ecc.). “Gli scopi fondamentali della stima dei fabbisogni standard in relazione alle funzioni fondamentali di comuni e province sono due. In primo luogo, essi sono uno strumento di efficientamento della spesa degli enti locali perché sono fondati sulla considerazione delle determinanti strutturali che incidono sulla domanda e sull'offerta di ciascun ente locale. In secondo luogo, essi sono uno degli elementi costitutivi fondamentali, insieme alla stima delle capacità fiscali standard, per la costruzione a regime di quello che sarà il futuro sistema di perequazione delle funzioni fondamentali di comuni e province”. Parallelamente a questo processo è stato avviato il cosiddetto processo di revisione e razionalizzazione della spesa pubblica meglio noto come “spending review” (DL 138/2011, DL 52/2012 e DL 95/2012). L’obiettivo è di combattere gli sprechi che si annidano nella spesa pubblica, con particolare riguardo all’acquisizione di beni e servizi, andando a operare tagli “chirurgici” anziché reiterare la tecnica dei tagli lineari. Il metodo utilizzato da Enrico Bondi, nominato Commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa, è stato quello del “calcolo della mediana”. Questo metodo, nel mettere a confronto i dati della spesa delle singole amministrazioni, mira a considerare eccesso di spesa tutto ciò che sta sopra la mediana. Come affermato dallo stesso Bondi, si tratta di un metodo di prima approssimazione che va raffinato a fronte di una metodologia, quella dei costi e fabbisogni standard, molto più elaborata e tendente a un risultato puntualmente determinato.

 

Confronto fra macroaree

Confrontando i dati della tabella 4 tra le due grandi macroaree, Centro Nord e Mezzogiorno, nel periodo di riferimento (1996 al 2010), si evidenziano alcune differenze nei tassi di crescita.

 

Tab.4 Tassi di Crescita delle macro-aree per tipi di Spesa valori percentuali  1996-2010

Centro-Nord

Anno

AC

AL

AR

IPN

IPL

AC

AL

AR

IPN

IPL

AC

AL

AR

IPN

IPL

96-03

0.79

2.21

6.41

3.24

10.27

0.68

5.67

6.58

2.90

8.49

0.35

16.27

7.87

0.83

4.25

03-10

0.99

0.92

0.34

4.01

3.41

1.31

3.15

0.00

4.16

2.63

4,.16

-6.84

2,52

5.19

0.18

96-10

1.72

1.15

6.91

8.17

16.14

1.93

1.27

6.57

7.90

12.68

3,91

1.65

3.97

6.33

4.48

 Mezzogiorno

Anno

AC

AL

AR

IPN

IPL

AC

AL

AR

IPN

IPL

AC

AL

AR

IPN

IPL

96-03

1.40

2.47

4.83

2.95

5.69

1.08

3.49

3.72

2.03

5.44

0.57

6.61

1.09

-2.99

4.77

03-10

0.47

1.35

0.55

5.20

3.62

0.39

0.10

0.18

5.90

2.62

5.43

-2.95

4.73

11.69

0.20

96-10

1.91

4.05

5.56

9.23

10.75

0.66

3.61

3.50

8.77

9.06

5.78

2.29

5.46

6.25

4.49

                                   

Fonte: rielaborazione dati CPT (DPS)

 

 

Il Centro Nord registra per l’Amministrazione Centrale un decremento del tasso di crescita di (-1,93) sul totale delle spese, di (-1,72) sulle spese correnti; di (-3,91) sulle spese in conto capitale; l’Amministrazione Locale registra un tasso di crescita pari a (1,27) sul totale delle spese, di (1,15) sulle spese correnti; di (1,65) sulle spese in conto capitale; l’Amministrazione regionale, un tasso di crescita pari a (6,57) sul totale delle spese, di (6,91) sulle spese correnti, di (3,97) sulle spese in conto capitale; le imprese pubbliche Nazionali (7,90) sul totale delle spese di (8,17) sulle spese correnti di (6,33) sulle spese in conto capitale; le imprese pubbliche locali, un tasso di crescita pari a (12,68) sul totale delle spese, di (16,14) sulle spese correnti; di (4,48) sulle spese in conto capitale.

Il Mezzogiorno registra per l’Amministrazione centrale, un tasso di crescita pari a (0,66) sul totale delle spese, (1,91) sulle spese correnti; e un decremento del tasso di crescita (-5,78) sulle spese in conto capitale; per l’Amministrazione Locale un tasso di crescita pari a (3,61) sul totale delle spese, di (4,05) sulle spese correnti, di (2,29) sulle spese in conto capitale; per l’Amministrazione Regionale un tasso di crescita pari a (3,50) sul totale delle spese, di (5,56) sulle spese correnti; e un decremento del tasso di crescita (-5,46) sulle spese in conto capitale; per le imprese pubbliche Nazionali un tasso di crescita pari a (8,77) sul totale delle spese, di (9,23) sulle spese correnti, di (6,25) sulle spese in conto capitale; per le imprese pubbliche locali un tasso di crescita pari a (9,06) sul totale delle spese, di (10,75) sulle spese correnti; di (4,49) sulle spese in conto capitale.

Nel Centro Nord, il capitale umano è la componente più rilevante a livello di governo centrale (81.720,08) seguono le infrastrutture sociali (48.487,39); le infrastrutture sociali sono la componente più rilevante a livello di governo locale (9.278,67) seguono le infrastrutture economiche (7.409,17); le infrastrutture sociali sono la componente più rilevante a livello di governo regionale (23,304,31) seguono le infrastrutture economiche (2.374,69); Le infrastrutture economiche sono la sola componente rilevante a livello d’imprese pubbliche nazionali (45.171,16); le infrastrutture economiche sono la componente più rilevante a livello d’imprese pubbliche locali (12.534,51).

Nel Mezzogiorno il capitale umano è la componente più rilevante a livello di governo centrale (57.145,48) seguono le infrastrutture economiche (9.217,61); le infrastrutture sociali sono la componente più rilevante a livello di governo locale (6.746,06) seguono le infrastrutture economiche (6.054,09); le infrastrutture sociali sono la componente più rilevante a livello di governo regionale (22.787,07) seguono le infrastrutture economiche (3.821,51); Le infrastrutture economiche sono la sola componente rilevante a livello d’imprese pubbliche nazionali (31.521,45); le infrastrutture economiche sono la componente più rilevante a livello d’imprese pubbliche locali (4.379,08).

Si evidenzia una diversità tra le due macroaree, sia a livello di governo. sia nei settori d’intervento Infatti, al Centro Nord come nel Mezzogiorno a livello centrale la spesa che incide maggiormente sul capitale umano è la previdenza, ma vi è differenza per le altre spese che incidono maggiormente, infatti per il Centro Nord riguardano le infrastrutture sociali in cui spiccano le spese per amministrazione generale e oneri non ripartibili, mentre nel mezzogiorno riguardano le infrastrutture economiche in cui spiccano altri interventi in campo economico.

A livello regionale in entrambe le macroaree la componente rilevante riguarda le infrastrutture sociali con il settore della sanità, per le infrastrutture economiche invece al Centro Nord rileva trasporto e agricoltura, nel Mezzogiorno oltre a questi settori incide il settore ambiente. A livello di settori extra PA imprese pubbliche nazionali e locali, il Centro Nord e Mezzogiorno si equivalgono per i settori riguardanti acqua, energia, industria ma si differenziano al Nord per i trasporti e interventi in campo economico e nel Mezzogiorno per gli interventi di smaltimento.

Tali diversità di spesa mostrano la differenziazione territoriale tra Centro Nord e Mezzogiorno Il ruolo che i diversi soggetti erogatori di spesa assumono nelle due aree del Paese, è differente, soprattutto con riferimento alla spesa in conto capitale. Tuttavia lo Stato e tutti gli enti dell’Amministrazione Centrale esercitano un ruolo orientato al riequilibrio territoriale soprattutto attraverso strumenti d’incentivazione alle imprese. Inoltre tutti gli Enti dell’Extra PA, più orientati a una logica di mercato, e in particolare le Imprese Pubbliche Nazionali (IPN), incontrano grandi difficoltà nel realizzare un’azione redistributiva tra le aree del Paese, benché in tal senso indirizzati dal decisore pubblico. La politica di spesa è fortemente indirizzata verso il Centro-Nord e non nel Mezzogiorno. E’ stato dimostrato che la spesa pubblica produce effetti positivi sulla crescita economica se è concepita come spesa di tipo produttivo, ossia spesa finalizzata a fornire servizi (o beni) utilizzabili come input di produzione dal settore privato; e che a parità di spesa pubblica produttiva, l’esistenza di spesa non produttiva (trasferimenti e spesa salariale) riduce il tasso di crescita economica. Sono considerate spese produttive la spesa per viabilità, per trasporti, per reti elettriche, per telecomunicazioni e per infrastrutture di supporto alla produzione privata. Le scelte d’investimento sono scelte strategiche in quanto “scelte destinate ad influenzare in via sistematica, secondo una logica di medio - lungo periodo, l’orientamento di una determinata area urbana, in termini di percorsi di sviluppo dell’amministrazione, in coerenza con il variegato sistema di vincoli e di opportunità che il tessuto locale potrà sostenere in un percorso prospettico”. In Italia è presente un forte gap d’infrastrutturazione sia rispetto agli altri Paesi europei industrializzati, sia all’interno fra il Mezzogiorno e il Centro Nord. Il dualismo italiano si presenta non solo con riferimento a produttività, reddito e occupazione, ma anche con riferimento agli investimenti pubblici. L’Italia si caratterizza per una frattura territoriale che certamente ostacola lo sviluppo economico di tutto il Paese.

Spese per infrastrutture economiche e sociali nelle Regioni

Le tabelle 5, 6 e 7 mostrano le spese dei macrosettori, per infrastrutture economiche e sociali dei vari aggregati di spesa, per ogni regione, prevedendo il solo anno iniziale 1996 e finale 2010. L’elaborazione permette di confrontare per le diverse tipologie di spesa quali regioni, sono nei primi e ultimi posti classifica generale composta di ventuno regioni, sia nel periodo iniziale 1996 sia finale 2010. Tale dettaglio farà emergere eventuali differenze significative tra i diversi settori considerati e rileverà le performance migliori.

 Inizieremo dal confronto delle spese correnti, e precisamente dal macrosettore dalle infrastrutture economiche (Viabilità, Altri trasporti, Telecomunicazioni, Ambiente, Smaltimento rifiuti, Acqua, Fognature e Depurazione acque, Energia, Agricoltura, Pesca marittima e acquicoltura, Industria e artigianato, Commercio, Turismo, Altre opere pubbliche, Altre in campo economico) nei due soli anni (1996-2010).

La prima regione in classifica è la Valle D’Aosta in entrambi i periodi, con una spesa iniziale di (5.090,63) e una finale (6.537,68), la spesa che prevale è quella del settore energia. Tutte, le altre regioni si alternano passando in posizioni inferiori nel 2010, o diversamente in posizioni superiori nella classifica generale.

All’ultimo posto risultano due regioni del Mezzogiorno nel 1996 il Molise, con una spesa (1.668,74), e nel 2010, la Campania, con una spesa (2.514,17). Riemerge la situazione che si è resa evidente negli altri confronti, le Regioni del Nord riescono a spendere di più delle Regioni del Mezzogiorno, escluse Piemonte e Veneto che si trovano nel mezzo della classifica nel 1996, e l’Umbria in diciannovesima posizione nel 2010, ma ci sono anche regioni del Mezzogiorno che sono nei primi posti della classifica, Sardegna al quarto posto nel 1996, con una spesa (3.981,33), e al quinto posto nel 2010, con una spesa (5.204,43). Le spese che prevalgono riguardano: industria e ambiente.

 

Tab.5 Confronti Spesa Pubblica Corrente per Regione - Anni 1996-2010

 
Fonte: rielaborazione dati CPT (DPS)

 

Tab.6 Confronti Spesa Pubblica in c/capitale per Regione - Anni 1996-2010


Fonte: rielaborazione dati CPT (DPS)

 

Tab.7 Confronti  Spesa Pubblica Totale per Regione Anni 1996-2010


Fonte: rielaborazione dati CPT (DPS)

 

Nel macrosettore delle infrastrutture sociali (Cultura e servizi ricreativi, Sanità, Altre in campo sociale assistenza e beneficienza, Altri interventi igienico sanitari, Difesa, Sicurezza pubblica, Giustizia, Amministrazione generale, Oneri non ripartibili), la prima regione in classifica nel 1996, è il Lazio, con una spesa (7.579,90) ma nel 2010, il primato ritorna alla Valle D’Aosta con una spesa (8.169,63); la Lombardia al sesto posto in entrambi gli anni di riferimento con una spesa iniziale (5.859,52), e finale di (4.960,38) registrando un decremento nel periodo susseguente al passaggio delle funzioni trasferite da parte del livello di governo centrale.

Tutte le altre regioni si alternano passando in posizioni inferiori nel 2010, o diversamente in posizioni superiori nella classifica generale. All’ultimo posto risulta nel 1996, una regione del Mezzogiorno Basilicata, con una spesa (3.074,75) nel 2010, una regione del Centro Nord Piemonte, con una spesa (3.117,22).

Ciò che sorprende riguarda il decremento di spesa avvenuto nel secondo periodo nelle regioni del Centro Nord e l’aumento di spesa delle regioni del Mezzogiorno. La spesa che incide maggiormente riguarda la sanità come riportato nella relazione della Corte dei Conti nella quale si legge che nel 2010 la sanità impegna il 75,4 per cento della spesa corrente complessiva, ed è la causa principale dei pesanti disavanzi che oramai hanno coinvolto metà delle Regioni in Piani di rientro.

Il governo delle risorse e della spesa nel settore sanitario è reso difficoltoso tra l’altro dalla disomogeneità dei modelli di rappresentazione contabile. Principale è la difficoltà di conciliare i conti regionali, che seguono il criterio finanziario, con quelli degli enti del servizio sanitario, che seguono il criterio economico-patrimoniale. La platea degli enti che agiscono sulla scena XI della tutela salute, inoltre, si è arricchita di nuovi soggetti quali Agenzie sanitarie regionali, centrali di acquisto variamente denominate, consorzi, enti costituiti in forma societaria e partecipati dagli enti del servizio sanitario regionale, che presentano differenti prospettazioni contabili. Il tema dell’armonizzazione dei sistemi contabili, ben presente al legislatore, ha di recente concluso un lungo percorso procedurale pervenendo all’approvazione del d. lgs.23 giugno 2011, n. 118.

Sul versante della spesa in conto capitale, per quanto riguarda le infrastrutture economiche, le prime tre regioni classificate sono Valle D’Aosta, Bolzano, Trento in entrambi i periodi, con una spesa iniziale e finale rispettivamente di (5.245,40) - (3.308,21), (2.242,03) - (2.201,51), - (2.132,82) – (1.926,87) Lazio si conferma al quinto posto in entrambi gli anni, le spese che prevalgono riguardano: altre opere in campo economico, energia, turismo, industria, trasporti e altre opere pubbliche. Tutte le altre regioni si alternano passando in posizioni inferiori nel 2010, o diversamente in posizioni superiori nella classifica generale. All’ultimo posto è la regione Marche con una spesa (654,72) e Puglia con una spesa (604,40). Emergono decrementi di spesa nell’anno 2010, le uniche regioni che aumentano le spese nel secondo periodo sono: Friuli, Molise, Liguria, Calabria, Toscana, Umbria; Piemonte, Veneto, Marche. Ci sono anche regioni del Mezzogiorno che sono nei primi posti della classifica, Basilicata al quarto posto nel 1996, con una spesa (2.078,53), e sempre Molise al quarto posto nel 2010, con una spesa (1.824,76). Le spese che prevalgono riguardano: energia e telecomunicazioni.

Per quanto riguarda le infrastrutture sociali, la prima che si classifica nel 1996, è la Provincia Autonoma di Trento con una spesa (780,18) ma nel 2010, il primato ritorna alla Valle D’Aosta con una spesa (2.073,83). Le spese che prevalgono riguardano: sanità, interventi in campo sociale, sicurezza pubblica, amministrazione generale, cultura, oneri non ripartibili (la spesa riferita a questo settore non è di lieve entità, ma non può essere imputata a un settore specifico, per la disomogeneità dei documenti contabili). Con l’armonizzazione dei bilanci sarà possibile ovviare giacché i documenti contabili, saranno omogenei tra i diversi livelli di governo. Tutte le altre regioni si alternano passando in posizioni inferiori nel 2010, o diversamente in posizioni superiori nella classifica generale. All’ultimo posto risultano due regioni del Mezzogiorno Campania, con una spesa (145,31) nel 1996, Puglia, con una spesa (140,11), nel 2010. Emerge un decremento di spesa avvenuto nel secondo periodo in talune regioni e l’aumento di spesa in altre quali: (Abruzzo, Friuli, Umbria, Basilicata, Emilia, Piemonte, Liguria, Veneto, Toscana, Lazio, Sicilia, Lombardia, Campania). Il Centro Nord investe più del Mezzogiorno, nonostante le problematiche del patto colpiscano indistintamente tutte le Regioni.

 

Conclusioni

Questo contributo non vuole certo essere uno studio esaustivo ma s’inserisce nel quadro complessivo di ricerca di utilizzazione al meglio degli strumenti di analisi e valutazione della spesa pubblica al fine esclusivo di fornire qualche elemento utile di riflessione sui dati forniti .

L’analisi dei dati forniti dal sistema informativo dei Conti Pubblici Territoriali, ha permesso una volta eseguite tutte le opportune operazioni di trasformazione (da valori correnti a valori costanti e ancora in valori procapite), di ottenere dei dati più specifici per l’utilizzo più appropriato al nostro confronto tra diverse prospettive ( totali di valori per macrosettori d’interesse per aggregati di spesa, per determinare tassi di crescita annuali, sia di medio e lungo periodo 1996-2010). Questo interessante lavoro di elaborazione dati, e di confronto  tra i vari livelli di governo e  le regioni ha mostrato una realtà che da anni gli studiosi accademici economisti sottolineano nei loro studi e cioè il dualismo economico Italiano che ancora non si riesce a eliminare ma solo ad attenuare.

Dall’analisi effettuata può ricavarsi che l’eccessiva spesa non sempre è riconducibile a fattori di proporzionalità tra utilizzatori dei servizi e spesa dei servizi stessi, ma può essere frutto di sprechi inutili che andrebbero analizzate, anche se non è facile conciliare il tempo con le emergenze quotidiane. Ciò che si è potuto costatare riguardo al decentramento di funzioni (con  relative spese) dal livello di governo centrale a quello locale riflette una situazione in cui molti enti, con vincoli stringenti, causati da (incapacità di programmazione nel breve periodo, utilizzo di personale non specificatamente formato, vincoli di patto di stabilità, razionalizzazione di spese inadeguata) non sono riusciti a utilizzare le somme a disposizione statali e comunitarie, per realizzare investimenti e al contrario hanno solo aumentato la spesa corrente con la sola amministrazione ordinaria. Anche le Regioni sommerse dai debiti delle spese sanitarie non hanno potuto fare una politica di razionalizzazione della spesa accompagnata dalla qualità dei servizi, ma solo piani di rientro del debito. Un successivo confronto ha dimostrato che le regioni a statuto speciale essendo più autonome spendono di più di quelle a statuto ordinario.

Vero è che la dinamica della spesa non può essere analizzata con un sistema di bilanci contabili non omogenei (contabilità finanziaria -per certi enti contabilità economico patrimoniale per altri) per cui certe spese non possono essere allocate in specifici interventi e confluendo nel settore oneri non ripartibili del macrosettore infrastrutture sociali da noi esaminato, non danno un risultato dettagliato della vera spesa.

L’analisi effettuata sulla spesa di tutti i livelli di governo, non chiude il cerchio e non è in grado di presentare soluzioni in una tematica così complessa, influenzata da tanti fattori primo fra tutti per importanza, la crisi economica generalizzata, che condiziona tutti i processi ma a piccoli passi si può migliorare.

Il primo passo si sta già compiendo con l’armonizzazione dei bilanci pubblici volta a rendere omogenei tutti i sistemi contabili per una maggiore trasparenza, che è già in atto con la sperimentazione, di diversi Comuni, Province e Regioni, prevista dall’art. 36, del decreto legislativo 118/2011. Un’altro passo che si dovrebbe compiere e di cui si parla tanto dall’inizio del processo di rinnovamento introdotto con la Legge 142/1990, riguarda l’innesto di una cultura da parte di tutti i soggetti coinvolti nell’amministrazione pubblica, tesa alla programmazione pianificazione delle spese soprattutto quelle d’investimento di lungo periodo per dare un rilancio all’economia e diminuire il divario economico tra Centro Nord e Mezzogiorno.

 

Bibliografia

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di A. Maria di Romano
Promozione e Indagini Sociali [online] n.07 - Luglio 2014
ISSN: 2281-6720 

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