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Sistemi locali tra tradizione ed innovazione: un esempio di valorizzazione di filiere produttive

Viviamo in un mondo caratterizzato da una sempre maggiore interconnessione, in cui la compressione spazio-temporale rende ogni luogo raggiungibile e apre anche i mercati più lontani  a competitori internazionali. Un contesto tale, globalizzato, minaccia le identità locali, sempre più vulnerabili, ed i sistemi produttivi tradizionali, che rischiano di soccombere. Emerge la necessità di elaborare soluzioni alternative per uno sviluppo sostenibile e capace di valorizzare e rivitalizzare il prezioso patrimonio di cultura, tradizioni e mestieri insito nei sistemi locali.


Questo articolo presenta il progetto MedLaine - Colori e tessuti del Mediterraneo,  esperienza di successo nell' ambito della promozione territoriale, che parte dal rilancio di due settori in crisi nelle regioni Mediterranee di Sardegna, Toscana ed Alta Corsica. Si tratta del comparto della lana ovina, e quello delle tinture naturali ad uso tessile: entrambi fino a pochi anni fa estremamente vitali, faticano oggi a mantenersi competitivi, rischiando di conseguenza l'estinzione.

Segue un'analisi delle criticità che colpiscono questi comparti, della strategia di intervento proposta all'interno del progetto MEDLaine.

 

Due filiere produttive che affrontano criticità comuni

Toscana, Sardegna e Nord della Corsica presentano molte caratteristiche simili. Queste tre regioni, caratterizzate dalla Macchia Mediterranea, tutte e tre ad alto tasso di ruralità, vantano importanti tradizioni nell'allevamento ovino e nella conoscenza e nell' uso delle piante officinali; inoltre il loro sistema economico è costellato da piccole e medie imprese, occupate in mestieri a carattere tradizionale e quindi vulnerabili rispetto agli effetti della globalizzazione.

I due settori in particolare che, un tempo perno di queste economie locali, oggi rischiano di declinare secondo ritmi preoccupanti. Si tratta della produzione tessile-laniera, e di quella delle erbe officinali ad uso tintorio.

 

Il Comparto Laniero

L'uso della lana per la produzione di tessuti è una pratica che trova le sue radici in un passato molto lontano, che risalente all'era preistorica. La lana ovina ha a lungo costituito il principale materiale con cui erano confezionati gli indumenti, e le tecniche di lavorazione si sono evolute e raffinate nel tempo. Già durante l'Impero Romano veniva praticata un'attenta selezione delle razze in base alle caratteristiche dei velli.

L'Italia, che ha storicamente svolto un ruolo centrale nel commercio internazionale di prodotti tessili ed in particolare dei derivati della lana, assiste oggi ad una profonda crisi di questo comparto. 

Le ragioni di tale andamento sono molteplici e complesse, ma è possibile individuare alcuni fattori principali. Va prima di tutto ricordato che il declino osservato a livello nazionale e locale si inserisce in una più ampia tendenza del settore, poiché la produzione mondiale ha registrato negli ultimi trent'anni una contrazione del 30%.

Ciò è in gran misura dovuto alla diffusione di nuovi tessuti sintetici, che hanno stravolto il mercato del tessile a discapito delle fibre naturali, offrendo un'alternativa più economica e spesso più adatta a soddisfare i gusti dei consumatori moderni.

Un secondo dinamica, che influisce negativamente sul contesto nazionale, è la progressiva concentrazione produttiva nelle mani di pochi paesi esportatori, che spiazzano i produttori tradizionali vendendo prodotti estremamente raffinati a prezzi molto competitivi. Cina, Australia e Nuova Zelanda detengono oggi nel complesso oltre il 50% del volume del commercio mondiale. Tra questi spicca la performance del gigante asiatico, che nel corso dell'ultimo decennio ha già raddoppiato la sua quota di esportazioni, grazie alla sua dotazione di manodopera a basso costo. In un simile quadro internazionale l'Europa occupa una posizione marginale, dovuta quasi interamente alle esportazione provenienti dal Regno Unito, mentre l'Italia è responsabile di un irrisorio 0,4% del totale mondiale.

 

Figura 1: Distribuzione della produzione mondiale di lana ovina

Le conseguenze di un simile intreccio si manifestano in modo amplificato a livello locale, laddove il sistema economico si è storicamente fondato sull'allevamento ovino.

Le aree prese qui in considerazione costituiscono esempi emblematici di quando detto. Sardegna, Toscana e Nord della Corsica soffrono particolarmente gli effetti della crisi del comparto laniero, e le conseguenze ricadono sulle spalle dei piccoli produttori e di tutto l'intorno sociale.

Un elemento comune alle tre regioni che rende difficile un collocamento sul mercato della lana locale, inibendo lo sviluppo di una filiera produttiva locale, è la bassa qualità delle lane prodotte localmente in relazione all'applicazione tessile. In queste zone l'allevamento ovino è stato prevalentemente dedicato alla produzione alimentare, e la selezione genetica praticata ha favorito alcune qualità connesse a questi usi, piuttosto che ricercare una miglior qualità del vello.

Sussistono inoltre problemi strutturali legati alle fasi iniziali del processo produttivo, che impediscono la formazione di un sistema integrato sul territorio; l'insufficiente remunerazione della lana sucida innesca un circolo vizioso che disincentiva i pastori dall'adottare quelle attenzioni di pulitura e prima selezione del vello che contribuirebbero a loro volta aumenterebbero il valore di mercato del prodotto grezzo. L'assenza poi di un sistema di raccolta scoraggia la nascita di una rete territoriale, e vede gli attori agire come entità isolate all'interno di un mercato troppo vasto e competitivo. L'offerta è frammentata al punto da non riuscire ad incontrare la rispettiva domanda. Si registra una grande dispersione, e della produzione annuale di lana grezza solo il 5% trova uno sbocco adeguato sul mercato, mentre il restante 95% viene svenduto o buttato.

 

Figura 2: Quota di lana commercializzata e smaltita

 

Ad aggravare una situazione già al limite della tragedia, è di recente intervenuta la regolamentazione europea (EC n° 1774/2002), che identifica la lana come rifiuto speciale, da smaltire secondo particolari procedure ed in apposite discariche, ovviamente a pagamento. La lana, trasformata da bene prezioso a costo aggiuntivo e sottoprodotto indesiderato1, viene così sempre più spesso eliminata illegalmente, sotterrata o gettata nei campi. Ed all'imperdonabile spreco di risorse si aggiunge un terribile danno ambientale. (Duce, 2011; CNR-IBIMET, 2011, Melis, 2011).

 

Il settore tintorio officinale

Anche il secondo settore preso in considerazione, quello tintorio officinale, affonda le sue radici nelle tradizioni locali delle regioni osservate, e vive oggi una condizione di estrema frammentazione.

Sin dall'antichità l'uomo utilizzava le piante officinali per tingere alimenti e capelli, oltre che tessuti. Nella corsa verso la modernizzazione però, secondo un meccanismo simile a quello che ha visto sostituire le fibre artificiali a quelle naturali, i pigmenti naturali sono stati soppiantati dai coloranti chimici, e la coltivazione di piante officinali è stata orientata verso settori alternativi, per lo più alimentari, cosmetici o fitoterapici.

Oggi però vanno affermandosi nuovi modelli di consumo, più critici e attenti verso le caratteristiche etiche ed ecologiche dei prodotti; si aprono nuovi spazi per il rilancio delle colorazioni naturali, che offrono interessanti opportunità di profitto per chi riesce ad interpretare ed anticipare le tendenze del mercato.

Analizzando il settore delle erbe officinali nel suo complesso, si rileva una trend in espansione della domanda, proveniente dalle industrie cosmetiche, erboristiche, alimentari e dei liquori.

Ma se la domanda cresce e si va concentrando nelle mani di influenti multinazionali, la produzione nazionale risponde in modo fiacco.  L'offerta Italiana è polverizzata, suddivisa tra piccole imprese disconnesse tra loro, che per lo più considerano questa attività come una fonte di reddito secondaria, piuttosto che come la loro business principale. Colpisce il fatto che solo il 40% delle imprese del settore attive sul territorio nazionale riservino almeno l'80% della superficie coltivata alla produzione di piante officinali, mentre la restante maggioranza vi dedica un esiguo 10% del terreno.

Inoltre, poiché la maggior parte delle imprese italiane non dispone degli impianti necessari per essiccare, distillare e raffinare le erbe raccolte, il nostro paese è costretto a soddisfare la propria domanda di erbe essiccate tramite le importazioni, che costituiscono il 75% delle piante officinali sul mercato. Le imprese nostrane producono solo 2.500 tonnellate di erbe essiccate all'anno, a fronte di una domanda 10 volte maggiore. 

Figura 3: Erbe officinali, quota di domanda nazionale soddisfatta da produzione e importazioni

  

Se si volge l'attenzione verso la produzione destinata ad uso tintorio, ci si rende purtroppo conto dell'entità della frammentazione del settore, che rende impossibile stimare la rilevanza di tale impiego rispetto alla produzione aggregata di erbe officinali.

Il progetto MedLaine ha in questo senso prodotto un importante contribuito, concentrandosi sullo studio dei contesti locali di Toscana e Sardegna, in particolare nelle province di Grosseto, Sassari e Medio Campidano, dove l'uso di piante officinali per la tintura di tessuti appartiene ad antiche tradizioni locali. L'ecosistema della Macchia Mediterranea, che come abbiamo detto caratterizza queste zone le rende particolarmente idonee a questo tipo di produzione, grazie alla sua ricchezza e varietà di piante officinali endemiche. Purtroppo questo ambiente naturale così bio-diverso non viene valorizzato economicamente; l'attività di raccolta sfugge ai controlli ed è volta per lo più a soddisfare la domanda di multinazionali che assorbono tutte le fasi della filiera produttiva,  pero poi reintrodurre sul mercato il prodotto finale. In Toscana ad esempio esiste una legislazione che definisce standard di tracciabilità per gli input produttivi, che però riguarda la composizione dei prodotti finali, e non i metodi e volumi di raccolta delle piante. (Carrus, 2011; Camilli, 2011)

 

Una prospettiva di sviluppo integrato

Le criticità individuate rispetto ai due settori presi in esame possono essere analizzate ed affrontate in modo integrato, secondo una prospettiva di sviluppo sinergico. E' questo uno dei più grandi meriti del progetto “MEDLaine -  Alla ricerca dei colori e tessuti del Mediterraneo”, che ha deciso di studiare le potenzialità nascoste da tali filiere produttive per giungere all'elaborazione di una strategia condivisa allo scopo di far fronte alla crisi che investe le economie rurali.

 

Il Progetto: MED-Laine

„MEDLaine – Alla ricerca dei colori e tessuti del Mediterraneo“ nasce come iniziativa dell'Ufficio CNR-Ibimet di Sassari, per essere implementato in partnership con l'Agenzia Regionale Agris Sardegna, le province di Grosseto, Medio Campidano e Sassari, e la Camera dei Mestieri dell'Artigianato dell'Alta Corsica. Co-finanziato tramite il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale nell'ambito del Programma di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Francia “Marittimo” 2007-2013, il progetto si è svolto tra Maggio 2009 e Dicembre 2011, utilizzando un budget totale di 857.000 €.

Ci si è posti come obiettivo principale quello di rivalorizzare alcuni elementi dimenticati della tradizione artigianale locale, per creare opportunità di innovazione per le piccole e medi imprese attive nei settori dell'agricoltura, dell'artigianato e del turismo sostenibile. Nella convinzione che, facendo perno sulle potenzialità non sfruttate delle comunità rurali, sia possibile innescare processi di sviluppo sostenibili, fondati sull'identità locale dei sistemi produttivi.
Il progetto ha coinvolto le province di Sassari, Medio Campidano e Grosseto, e del Nord della Corsica; le aree di interesse sono appunto le due filiere produttive delle lane autoctone e delle piante medicinali autoctone, nelle loro applicazioni per i settori tessile, manifatturiero e bio-edile, nonché nella promozione del territorio attraverso il turismo culturale. 
L'azione si è sviluppata attraverso un'attività di ricerca mirata all'individuazione delle proprietà fisiche e sensoriali delle risorse, come base per l'individuazione di possibili usi innovativi.
Filo conduttore di tutte le attività è stata l'elaborazione di una strategia di marketing territoriale, che si regga su una rete locale capace di coinvolgere tutti gli attori delle due filiere, integrate tra loro e valorizzate in quanto elementi di un'identità locale.
La condizione di estrema frammentazione dell'offerta, comune ad entrambe le filiere, ha rappresentato il nodo cruciale da cui partire per elaborare soluzioni innovative all'interno di un percorso comune.

Alla luce degli ottimi risultati raggiunti dal progetto, nel luglio 2013 una nuova fase è stata lanciata, con il titolo di MED-L@ine, “Reti di competenze e innovazione per valorizzare le lane ed i colori del Mediterraneo”. Questa nuova iniziativa, che si concluderà a luglio dell'anno corrente, mira a  rafforzare la  partecipazione delle imprese, capitalizzare e diffondere i risultati già ottenuti. (Vangoni et al., 2014)

 

Le attività svolte: caratterizzazione del valore culturale

Il progetto si è proposto di identificare i cosiddetti “attrattori culturali” delle regioni, e di sfruttarli come cardine di una strategia di marketing territoriale fondata sulla riscoperta delle due filiere produttive della lana autoctona e delle tinte naturali. In quest'ottica, è stata riconosciuta l'importanza della tracciabilità e della certificazione delle materie prime che compongono i prodotti, allo scopo di riconoscerne il carattere identitario e culturale. L'associazione del prodotto alle sue radici territoriali può costituire la base per la sua valorizzazione economica.

Tre azioni principali sono state:

A) Lo studio delle piante officinali:
Una delle attività principali svolte durante la prima fase del progetto MED-Laine è stata lo studio delle piante medicinali, che si è concentrato su alcune specie autoctone di Sardegna e. I materiali raccolti sono stati usati per la tintura di tessuti tramite processi tradizionali, con l'obiettivo di valutare le potenzialità del prodotto. I pigmenti puri ed i tessuti tinti sono stati testati secondo specifiche procedure, volte ad verificare le relative capacità tingenti e mordenti, oltre a proprietà di tipo insetticida e antitarme. Sono emerse ottime prospettive per l'opportunità di un rilancio delle colorazioni naturali nel tessile. (Camilli, 2011; Carrus, 2011).

 

B) L'analisi delle lane autoctone:
Parallelamente all'attività di classificazione delle piante officinali ad uso tintorio, è stato seguito un percorso simile per quanto riguarda l'identificazione delle razze ovine locali e delle rispettive caratteristiche dei velli. Un'approfondita ricerca storica è servita allo scopo di rintracciare le origini delle popolazioni autoctone.  A questa si è associata un opera di censimento dei greggi presenti nei territori, nel tentativo di determinare quali siano i sistemi di allevamento propri di ciascun contesto, nonché di definire le caratteristiche morfologiche delle razze esaminate. Un obiettivo posto è stato la creazione di un registro delle specie, ed il campionamento delle relative lane.
Particolare attenzione è stata dedicata alla Pecora nera di Arbus, razza sarda che prende nome dalla sua terra di origine, e che si contraddistingue per il colore nero del manto. Le lane di questa razza, grazie a questa loro caratteristica cromatica, venivano tradizionalmente utilizzati nella produzione di tessuti neri, come ad esempio l'Orbace. Oggi purtroppo la Pecora Nera di Arbus rischia l'estinzione, a causa della selezione genetica praticata dall'uomo, nel tentativo di  favorire il colore bianco nei velli. E' stata per questo identificata come uno di quegli elementi della cultura locale che meritano di essere salvaguardati, il cui valore simbolico ed identitario merita di essere inserito in un'adeguata strategia di marketing territoriale. (Duce, 2011; FAO, 2009) 

 

C) Analisi sensoriale dei tessuti:
A completamento delle attività di categorizzazione e classificazione sopra descritte, è stata previsto e portato avanti uno studio approfondito sule proprietà dei tessuti prodotti integrando le due filiere produttive della lana autoctona e della tintura naturale. Attraverso il metodo dell'analisi sensoriale, che mira a  tradurre la percezione soggettiva della qualità del prodotto in una stima oggettiva delle sue proprietà, il CNR-Ibimet di Sassari ha elaborato uno schema di analisi per il confronto di tre campioni di Orbace Sardo. (Predieri, 2011) Tutte queste attività sono state il risultato ed il nutrimento di una fertile mediazione tra l'importanza dell'identità territoriale e il marketing dei prodotti locali.
I risultati degli studi portati avanti sono serviti come base per l'elaborazione ed attuazione di misure di promozione delle filiere, come l'organizzazione di network tra attori locali, di un circuito per la raccolta della lana in Sardegna, e l'individuazione del campo della bio-edilizia come possibile sbocco di mercato a cui puntare per il rilancio della filiera della lana locale2.

 

Conclusioni

Il progetto MEDLaine insegna come sia possibile agire a favore dello sviluppo di una regione senza necessariamente stravolgerne l'identità.
Al contrario gli elementi peculiari e identitari racchiusi nelle unità territoriali, rappresentano opportunità uniche, che, se colte e adeguatamente valorizzate, si possono rivelare ottimi punti di partenza, fino a costituire la chiave di  strategie alternative ed efficaci. Appare evidente l'utilità di soluzioni che tengano conto di questi tratti specifici, che si costruiscano secondo un processo di design-thinking locale piuttosto che standardizzato, flessibile, creativo; soluzioni che incrementino e sostanzino non solo il valore aggiunto racchiuso nelle identità locali, ma che tengano anche conto dell'aspetto dinamico, da ricercare nella complessità dei legami con il territorio.
Questo tipo di progetti può rivelarsi un ottimo modo per raggiungere un pubblico di consumatori specifico, creare e accedere a nicchie di mercato caratterizzate da una competizione che non sia fondata sul ribasso dei prezzi, ma sul valore aggiunto connesso ai prodotti che affonda le proprie radici nel sistema locale di significati.

 


Bibliografia

CNR - IBIMET 2011, Report sugli studi del comparto lana, CNR -IBIMET, Sassari.

Carrus, PP & Melis, G, 2011, Le materie prime per la lavorazione officinale tintoria, CNR-IBIMET.

Camilli F & Vagnoni, E 2011, Piante Officinali: un patrimonio per lo sviluppo sostenibile dei territori del mediterraneo, CNR - IBIMET.

Duce, P, Camilli, F, Vagnoni, E 2011, La lana sarda - una risorsa da riscoprire, CNR-IBIMET.

E. Vagnoni et al. Agosto 2014, Percorsi di innovazione per valorizzare le lane e i colori del Mediterraneo, Rivista LAR – Large Animal Review

FAO - Food and Agriculture Organization of the UN, Piras, M, Casu, S, Salari, S, Usai, MG &Carta, 2009, The Pecora Nera di Arbus, a new sheep breed in Sardinia, Italy, Animal Genetic Resources Information.

Melis, G 2011, La lana della pecora sarda nel comparto tessile tradizionale e della bioedilizia, CNR-IBIMET. Predlieri, S, Magli, M, Drago, MS & Vagnoni, E 2011, L'analisi sensoriale dei tessuti: uno strumento per la valorizzazione delle lane autoctone, CNR-IBIMET.

 

 

di Giulia Nicosia
Promozione e Indagini Sociali [online] n.10 - Aprile 2015
ISSN: 2281-6720

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